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All'Università di Siena arrivano i bagni inclusivi

"L'idea è quella di avere uno spazio che accoglie tutti", ha spiegato il rettore dell'Università per stranieri di Siena, Tomaso Montanari

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Da diverso tempo si sente parlare di “bagni inclusivi”, toilette pubbliche che non siano binarie ma includano anche le persone transessuali, per evitare discriminazioni di ogni genere.

In queste ultime ore a Siena, presso l’Università per Stranieri, è stato inaugurato proprio un bagno inclusivo, che nelle parole del rettore Montanari vuole essere un tassello del percorso che porta ad avere “uno spazio che accoglie tutti”

“La nostra sarà un’Università impegnata a combattere per ogni diversità e contro le disuguaglianze – ha dichiarato Montanari alla Gazzetta di Siena-  Tenere insieme queste due cose è fondamentale, spesso la sensibilità verso le tematiche di genere non si accompagna verso l’uguaglianza per le tematiche sociali. Noi crediamo che sia un’unica battaglia, legata all’articolo 3 della costituzione, che potrà sembrare strano ma passa anche dai bagni inclusivi, l’idea è di avere uno spazio accoglie tutti”

Il rettore Montanari ha specificato che all’Università esisteranno comunque anche i bagni binari e che ognuno può essere libero di decidere dove andare.

La prima toilette no gender italiana è stata inaugurata già nel 2017  a Ospedaletto, piccolo centro campano che è stato il primo a dotarsi di un servizio pubblico “neutro”: successivamente ne sono nati altri in molte città italiane come Torino, Pisa, Bologna e molte altre.

Per ora si è quindi fermi alla buona volontà di singoli comuni o rettori di università, visto che non esiste ancora una specifica legge in merito: dopo il tramonto del DDL Zan, che prevedeva anche delle norme in questo senso, la normativa è praticamente assente. Questo comporta una serie di problemi ad esempio sul luogo di lavoro, dove il dipendente trans può essere in difficoltà rispetto a bagni e spogliatoi: finchè la transizione non è completa e il genere sul documento d’identità è diverso, la persona trans è praticamente obbligata a frequentare spogliatoi e gabinetti di un sesso che non sente suo, con conseguenti problemi di disagio psicologico.

 

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