L'anima rock di Bobo Rondelli: la sua playlist per Supereva

L'animo rock di Bobo Rondelli ha tante sfaccettature: non emerge solo dalla musica che suona, ma anche da quella che ascolta. Ecco qui la sua playlist

E’ la volta di Bobo Rondelli, che ci svela oggi il suo profondo animo rock – non solo di musicista, ma anche di ascoltatore – grazie a questa originale playlist. Si parte con Lou Reed e la sua “Walk on the wild side” estratta dall’album “Transformer”, per proseguire poi con i Wall Of Voodoo e la loro splendida “Lost Weekend”.

Troviamo poi “Il ragazzo della via Gluck” di Adriano Celentano. “La gioia della periferia adolescenziale tra la gente tranquilla che lavorava – racconta Bobo Rondelli -. Il ricordo della casa della mia cugina più grande che si fa bella per uscire… odore di cherosene all’ingresso, pantaloni corti d’inverno”.

La playlist di Bobo Rondelli continua con “Julia” dei The Beatles e “I am Free” dei Rolling Stones, lo yin e lo yang  del rock britannico. Troviamo poi David Bowie con la sua “Sound and Vision”, rigorosamente da  “ballare soli felicemente depressi nella propria stanza adibita a discoteca spaziale. Danzare nonostante tutto, sotto abuso di sostanze, depressi ma poi tornare vincenti, sentirsi re o regine davanti a uno specchio come stelle cadenti”.

Il viaggio procede sulle note di “Little Wing” di Jimi Hendrix e “Just For Life” di Iggy Pop. “Puro sesso droga e r’n’r , la più bella – spiega Bobo -. Il mio primo amplesso, vissuto con una sconosciuta che forse leggendomi verrà a cercarmi attribuendo la paternità di suo figlio, magari nato proprio mentre Iggy cantava a torso nudo questo capolavoro”.

La playlist termina con “That’s how strong my love is” di Otis Redding e “Isn’t a pity” di George Harrison: “La ballata più bella per la pace che dona l’amore – rivela Bobo Rondelli -. Un canto che sembra unire tutte le preghiere dei popoli sulla terra, dal gospel alla musica indiana”.

Classe 1963, Bobo Rondelli, vero nome Roberto, è un cantautore, attore e poeta. Sin da piccolo compone e suona, realizzando numerose cover con diverse band. Il successo arriva nel 1993, quando incontra Alberto Pirelli, produttore del Litfiba e pubblica con il suo gruppo, gli Ottavo Padiglione, il primo album.

Nel disco è contenuta “Ho picchiato la testa”, canzone divenuta celebre e in grado di rappresentare al meglio la città di Livorno. Da quel momento la sua carriera non si è mai più fermata: nel suo curriculum troviamo numerosi premi, live in tutta Europa e persino un film sulla sua vita diretto da Paolo Virzì. Chi desidera vederlo live, ne avrà la possibilità il prossimo 13 giugno a Milano.

bobo-rondelli-liveNell’attesa di ascoltarlo sul palco del Carroponte, godiamoci questa sua playlist dall’animo rock! 

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