Antiche riserve di carbonio riemergono dai ghiacci dell’Artico

Dai ghiacci dell’artico emergono antiche riserve di carbonio che potrebbero svelare molti misteri

Fra i ghiacci dell’Artico sono custodite delle enormi riserve di carbonio. A svelarlo è un team di studiosi olandesi che ha individuato la presenza di queste particolari miniere nel Circolo polare artico.

In migliaia di anni infatti le piante presenti in quest’area del mondo hanno catturato dall’atmosfera CO2, in seguito sono morte, rimanendo intrappolate nel suolo, senza però decomporsi del tutto, per via delle basse temperature.

Le parti vegetali si sono fuse con il permafrost, creando degli strati in cui il carbonio si trova nella zona più antica. Ma non è finita qui: perché lo scioglimento continuo del ghiaccio starebbe facendo sempre più affiorare le piante, portando alla luce l’antichissima CO2.

Cosa significa? Secondo gli scienziati nell’Artico ci sarebbe la presenza di antico carbonio, emerso dal permafrost e presente soprattutto nei fiumi e nei laghi del Circolo polare artico.

Il meccanismo è stato evidenziato ancora una volta da uno studio realizzato dagli esperti della Vrije University di Amsterdam e condotto nel Canada settentrionale. Gli studiosi hanno sfruttato la datazione al radiocarbonio per individuare la presenza di carbonio e anidride carbonica databile intorno al 1750 e presente nei corsi d’acqua nel Nord-Ovest del paese.

Oltre a questo giacimento è stato rinvenuto anche un quantitativo di carbonio che risale a 2 mila anni. Lo studio è solamente l’ultimissimo di una lunga serie che ha portato gli scienziati sulle tracce delle riserve di CO2 presenti nella regione artica. I dati raccolti suggeriscono un possibile cambiamento nel ciclo del carbonio che potrebbe aver dato vita all’ormai tristemente famoso riscaldamento globale.

La questione è piuttosto delicata e gli studi, almeno per ora, sono solamente all’inizio. Molti esperti, fra cui quelli olandesi, sono convinti che i giacimenti di carbonio nell’Artico siano la chiave per comprendere meglio quello che sta succedendo al nostro Pianeta. Per altri invece ci sono ancora pochi dati a disposizioni e le ricerche dovrebbe continuare non solo in questa direzione, ma anche in altre. Di certo il tema rimane fondamentale per la salvaguardia della Terra che, ancora una volta, non smette di stupirci.

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