Chi è Valeria Bruni Tedeschi l'attrice che ha trionfato al David

L'estrazione borghese, l'infanzia a Parigi, l'educazione d'élite: semi del successo di Valeria Bruni Tedeschi

Fonte: Instagram

Ieri sera è uscita dagli Studi De Paolis con il suo quinto David, un palmarès di tutto rispetto, meritato riconoscimento per un’artista che ha saputo imporsi con uno stile distintivo nel cinema europeo. Valeria Bruni Tedeschi è il ritratto dell’ibridazione fra l’educazione sabauda, l’istruzione parigina e la romanità di Cinecittà.

Sorella della modella Carla Bruni e figlia di un industriale e una pianista, la Bruni Tedeschi ha avuto le sue belle difficoltà di inizio carriera: come spesso accade ai predestinati in cerca di una strada. Dopo gli esordi in Francia è arrivata nel nostro Paese, ma ci sono voluti diversi tentativi prima di essere riconosciuta dal grande pubblico.

Infanzia e carriera

Valeria nasce a Torino nel 1964 e si trasferisce nella capitale francese all’età di nove anni. L’estrazione alto-borghese da cui proviene le dà i mezzi economici e l’humus culturale necessari per coltivare la sua passione: la recitazione. Studia all’Ecole des Amandiers a Nanterre e recita la sua prima parte guidata dal regista Patrice Chéreau in Hôtel de France (1987).

Viene subito notata da Pupi Avati che le ritaglia un ruolo in Storia di ragazzi e di ragazze (1989). A questa prima pellicola segue Condannato a nozze (1993) di Giuseppe Piccioni. Il successo sperato esita ad arrivare, almeno nel nostro Paese. In Francia, la Bruni Tedeschi viene premiata con un César come miglior promessa femminile, mentre in patria ancora stenta ad affermarsi. Forse per il presunto snobismo radical-chic, forse perché sconosciuta ai padroni dei salotti romani, l’attrice sembra più a suo agio nelle produzioni d’oltralpe che in quelle di casa.

Il successo e i premi

In Francia, continua a consolidare il proprio nome e si afferma come una delle artisti migliori della sua generazione. A questo punto, Cinecittà non può più far finta di non vedere e anche in Italia l’attrice trova il suo spazio. Diventa una sorta di musa per il regista Mimmo Calopresti che grazie a ‘La seconda volta’ (1995) e ‘La parola amore esiste’ (1998) l’aiuta ad aggiudicarsi i primi due David.

I premi e la popolarità nell’élite del cinema le garantiscono lavori importanti con Bellocchio, Muccino, Gabbriellini, Andò, Ciprì e Virzì, per citare gli italiani. Ozono, Spielberg e Ridley Scott sono i nomi internazionali a cui lega la sua carriera.

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