Come e perché è stato ucciso il terrorista Anis Amri

La dinamica. Gli interrogativi. Le indagini

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Milano, 23 dic. (askanews) – Anis Amri, il terrorista della strage di Berlino ucciso la notte scorsa dagli agenti di una volante a Sesto San Giovani, era una scheggia impazzita pronta a fare altri attentati e il suo fermo per un controllo è stato quasi casuale, frutto dell’intensa attività di controllo del territorio. Adesso l’obiettivo degli inquirenti è capire come Amri, arrivato tardi, all’una di notte, alla Stazione Centrale di Milano abbia raggiunto Sesto ma, soprattutto, cosa ci facesse, lì, da solo, alle tre del mattino. E’ quanto spiegato dal Questore di Milano, Antonio De Iesu, durante una conferenza stampa tenuta insieme a Roberto Guida, vicequestore aggiunto e dirigente della Questura di Sesto San Giovanni e a Claudio Ciccimarra, capo della Digos di Milano, per ricostruire la sparatoria avvenuta in Piazza I Maggio nel comune alle porte di Milano. Sparatoria che ha visto coinvolti oltre ad Amri, due agenti della volante Alfa Sesto: il capopattuglia e agente scelto Cristian Moiro, ferito a una spalla e l’agente in prova da pochi mesi, Luca Scatà che ha materialmente esploso i due colpi di pistola che hanno ucciso il terrorista.

“Amri era un magrebino come tanti, gli agenti non avevano né intuito, né sospettato che potesse essere il ricercato. Era solo e non aveva comportamenti sospetti”, ha dichiarato De Iesu, ribadendo che il fermo del terrorista “è solo frutto di una straordinaria attività di controllo e prevenzione del territorio, sembra assurdo, ma è così. Da parte dell’intelligence non sono arrivate indicazioni, nessuno ci ha anticipato che l’attentatore di Berlino potesse essere a Sesto”.

Gli inquirenti hanno ricostruito che Amri è arrivato da Torino, passando per la Francia, alla Stazione Centrale di Milano intorno all’una di notte per poi ricomparire alle 3 a Sesto. “Il tema – ha continuato il Questore – è capire come è arrivato a Sesto e perchè Anis Amri fosse in un comune nell’hinterland milanese. Se era in attesa di altre persone o se doveva prendere un mezzo di trasporto per altre località. E’ tutto materia di indagine”. Pochi, ha continuato il Questore. gli elementi e gli indizi trovati addosso a Amri: “non aveva altre armi, nè telefoni. Aveva solo un piccolo coltellino e qualche centinaio di euro, pochi effetti personali e nessun elemento per poter stabilire altri collegamenti, in pratica un fantasma”.

Quanto alla sparatoria il vicequestore Roberto Guida, ha voluto sottolineare come Amri abbia avuto un “comportamento freddo e determinato”. Fermato per un controllo alle 3.08 del mattino, Amri ha risposto “in buon italiano” che non aveva con sé i documenti. Alla richiesta degli agenti di svuotare lo zaino e le tasche, Amri ha estratto una pistola, una calibro 22 di produzione tedesca, quasi certamente la stessa usata a Berlino, e ha sparato al capopattuglia Moiro, colpendolo alla spalla destra. L’agente ha reagito sparando, mentre Amri ha cercato di nascondersi dietro la volante. A quel punto l’altro agente, Luca Scatà, lo ha sorpreso dietro la macchina e lo ha ucciso con due colpi, di cui uno al petto. La pattuglia di Sesto San Giovanni “ha operato con grande decisione e cautela. Voglio dare un grande riconoscimento ai componenti della pattuglia, non sono eroi, ma buoni poliziotti che stavano facendo il proprio lavoro”, ha dichiarato il Questore.

A Milano intanto l’attenzione delle forze dell’ordine resta massima, cioè al livello due su tre. Lo ha detto il prefetto, Alessandro Marangoni, precisando però che si tratta dello stesso grado di allerta attivato più di un anno fa dopo l’attentato al Bataclan di Parigi. Il sindaco, Giuseppe Sala, ha invece annunciato un rafforzamento dei presidi notturni della polizia locale. “Abbiamo forze adeguate per poter affrontare qualsiasi tipo di necessità”, ha detto il prefetto. (Nella foto, il fratello mostra un ritratto del terrorista ucciso).

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