Come funziona l'allergia ai gatti? Ce lo spiega il loris lento

Gli scienziati hanno capito qualcosa in più sulle cause che portano alcune persone ad essere allergiche ai gatti: tutto merito del loris lento

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Grazie al simpatico loris lento, un piccolo primate dagli occhioni teneri, gli scienziati hanno capito qualcosa in più sull’allergia che alcuni esseri umani sviluppano nei confronti dei gatti.

Essere allergici ai gatti è una bella seccatura, soprattutto se si amano questi animali: si tratta di una vera e propria rinite allergica, con starnuti, naso che cola e occhi rossi, che può degenerare in asma bronchiale. Gli studiosi hanno scoperto che l’allergene non è localizzato sul pelo del gatto, ma nella loro saliva: lavandosi, i gatti la spargono anche sul pelo.

La cosa interessante è che a quanto pare c’è un collegamento fra la reazione allergica scatenata dai gatti e quella provocata dalla saliva del loris lento, il primate di cui parlavamo in apertura. Questo piccolo animale, apparentemente innocuo, è in realtà equipaggiato con molte armi di difesa: i suoi dentini sono aguzzi e sotto le ascelle possiede delle ghiandole che secernono un veleno. Quando il loris si sente minacciato, si lecca l’ascella trasferendo così il veleno sui denti: i morsi di questo animale si infettano, guariscono con difficoltà e possono provocare, nell’uomo, anche shock anafilattici fatali.

Qual è il collegamento fra gatto e loris? Gli studiosi australiani che hanno lavorato ad una specifica ricerca sulle tossine secrete dal loris hanno scoperto che un particolare gruppo di proteine è uguale a quello che si trova nella saliva del gatto: si tratta proprio di quello che scatena l’allergia nell’essere umano.

L’allergia ai gatti sarebbe quindi una strategia di difesa, simile a quella del loris anche se meno dannosa: a quanto pare anche i nostri amici felini hanno sviluppato le loro armi, che al momento “colpiscono” 1 persona su 10 nel mondo (ma in alcune aree l’incidenza dell’allergia ai gatti sale a 1 su 4).

In chiusura, un barlume di speranza per chi ama molto i gatti ma soffre di allergia: secondo alcuni studi esistono delle razze “ipoallergeniche“,  come il gatto siberiano e il gatto delle foreste norvegesi, che producono quindi la famigerata proteina ma in quantità minori. Vale la pena informarsi dal veterinario di fiducia.

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