Come lasciare una buona impressione? Il trucco dell'agente Fbi

Di solito non c'è una seconda occasione per fare una buona impressione: ecco come fare centro al primo colpo

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Fare una buona impressione non è mai facile, ma è ciò a cui tutti aspiriamo nei contesti più diversi: quando conosciamo qualcuno per motivi di lavoro, quando veniamo introdotti in un nuovo giro di amicizie o quando usciamo con una persona che potrebbe rivelarsi il/la nostro/a partner.

Ma come si fa a fare una buona impressione? È tutta questione di fiducia. Lo sostiene anche Robin Dreeke, ex capo del programma di analisi comportamentale dell’FBI.

Egli ad esempio spiega che l’approccio migliore per iniziare una conversazione con uno sconosciuto è far sapere all’altra persona che c’è una fine in vista, ed è davvero vicina. Una volta stabilito chiaramente che non intendi prenderti tutto il tempo, la migliore tecnica non verbale che puoi usare per sembrare più accomodante è sorridere.

Se non ti senti a tuo agio nell’usare questo approccio per avviare una conversazione, puoi cambiare il linguaggio del corpo e osservare se quello dell’altra persona segue il tuo. Prosegue Dreeke: “Quando entri in una stanza con un gruppo di estranei, sei naturalmente attratto da quelli che sembrano arrabbiati e sconvolti o quelli che mostrano sorrisi e risate? Sorridere è la tecnica non verbale numero uno che dovresti utilizzare per sembrare più accomodante”.

Si può anche ottenere fiducia in una conversazione stabilendo un contatto visivo per circa il 60-70% dell’interazione con qualcuno. Inoltre, se si vuol sembrare più credibili, è meglio parlare lentamente: questo dà più credibilità e permette agli interlocutori di assorbire il contenuto di ciò che è stato appena detto.

Fondamentale è anche saper ascoltare, incoraggiare gli altri a parlare di sé facendoli sentire importanti. Spesso la nostra reazione naturale è interrompere, ma ciò significa che non siamo mai completamente presenti quando qualcuno sta parlando. Bisogna sospendere il proprio ego, spiega Dreeke. Un grande conversatore, infatti, incoraggia gli altri a parlare di se stessi, trascurando il proprio bisogno di condividere le sue storie.

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