Come si è conclusa la vicenda del finto sequestro di Lapo Elkann a NY

Il fattaccio di Manhattan

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New York, 25 gen. (askanews) – Per il suo avvocato, Randy Zelin, è “felice” e “sollevato”. Il diretto interessato, Lapo Elkann, si dice “rincuorato” e con un “sentimento di fiducia” ancora più forte nella giustizia americana. Questo perché l’ufficio del pubblico ministero della contea di New York ha chiuso, decidendo di non procedere, le indagini riguardanti il rampollo della famiglia Agnelli. Il caso è dunque archiviato o, meglio, nemmeno esiste perché non è stato verbalizzato e l’accusa (falsa denuncia per avere finto un sequestro) è decaduta. “La decisione di oggi mi rincuora e rinforza il sentimento di fiducia che da sempre ripongo nella giustizia americana”, ha detto il fratello di John Elkann, presidente di Fiat Chrysler Automobiles.

L’unico segno di quanto successo a Manhattan nella notte tra il 26 e il 27 novembre scorsi è il numero di arresto associato a Lapo, titolare di due società (Italia Independent e Garage Italia Customs) nonché membro del consiglio di amministrazione di Ferrari. In quella notte, intorno alle 2 del mattino, il 39enne fu arrestato al tredicesimo precint del dipartimento di polizia di New York e nelle ore successive fu rilasciato previa l’emissione di un cosiddetto “desk appearance ticket” (DAT); in pratica gli fu chiesto di comparire di fronte a un giudice a una data successiva (fissata per oggi, 25 gennaio) con l’accusa di falsa denuncia, appunto. Come spiegato ad AskaNews da un portavoce del dipartimento di polizia di New York, aveva detto “di essere stato trattenuto contro la sua volontà” in un appartemento al civico 344 East sulla 28esima strada, parte di un complesso di case popolari nella parte orientale di Manhattan.

“Ho attraversato un momento difficile, che mi ha però dato il tempo ed il silenzio necessari per riflettere su quanto è accaduto e soprattutto per rinforzare quello che voglio fare in futuro”, ha commentatio Lapo in un comunicato. Ringraziando la famiglia e tutti coloro che gli hanno fatto sentire la loro “vicinanza”, Lapo ha spiegato di volere “proseguire il lavoro che ho fatto su di me in queste settimane, per raccogliere nuove energie e mettere una consapevolezza diversa nella mia vita e nel mio lavoro”. Anche perché lui intende “sostenere le aziende cui ho dato vita e portare avanti i tanti progetti di collaborazione avviati con il massimo impegno”.

E’ un funzionario nella stanza 129 al civico 100 di Center Street, sede di un tribunale penale a Manhattan, ad avere spiegato ad askanews quanto successo legalmente. In quella stanza, in cui ci si presenta per la convalida di un arresto e per pronunciarsi colpevoli o non colpevoli, ha detto che “siamo stati informati della decisione a non procedere” con il caso. La decisione, secondo il funzionario, “è stata presa probabilmente ieri sera” dal cosiddetto “intake bureau”, la sezione della procura della contea di New York in cui si decide se un caso procede o meno. Essendoci stato un arresto, “c’è un file associato ad esso nella sede della polizia” chiamata in causa, “ma il nostro ufficio non ha alcun documento perché il caso non è mai diventato tale”, ha aggiunto il funzionario.

Il portavoce della procura ha confermato la decisione senza volere fornire dettagli, nemmeno confermare che la decisione stessa è stata presa ieri nella serata americana. Il fatto però che già ieri il nome di Lapo non fosse stato “docketed” – una sorta di registrazione necessaria affinché il suo nome comparisse nell’elenco delle persone chiamate a presentarsi in data odierna nella stanza 129 – spiegherebbe il motivo per cui oggi stesso Lapo non si sia dovuto presentare davanti a un giudice. In quell’elenco, messo in bacheca questa mattina al tribunale, il suo nome non c’era. Il caso era già stato chiuso prima ancora di essere aperto. E lui può voltare pagina.

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