Cosa accade nel nostro cervello quando vediamo gli emoji ironici?

Uno studio ha rilevato cosa accade al cervello quando ci si trova davanti agli emoji ironici: ecco tutti i dettagli

Ogni giorno veniamo bombardati da innumerevoli informazioni sotto forma di immagini e parole. Si potrebbe quasi dire che il nostro cervello è una macchina instancabile, operativa a ogni ora.

La “comunicazione” ha mille sfaccettature: può trovare espressione attraverso gesti, espressioni e raffigurazioni. Con l’avvento della tecnologia, i mezzi tramite i quali è possibile comunicare con gli altri, si sono moltiplicati. Whatsapp, Facebook, SMS e tutti i social network, hanno la peculiarità di essere immediati nell’invio e nella ricezione del messaggio ed è in virtù di questo, che anche la modalità di scrittura adottata, è diversa da quella che normalmente viene utilizzata per scrivere ad esempio una mail formale.

E come se non bastasse, stati d’animo e sensazioni personali possono essere rese con gli emoji che vanno a sostituire o ad accompagnare le parole. Gli emoji sono sempre più usati, basta un click per selezionarle e il gioco è fatto. Divertenti e colorati, gli emoji hanno un effetto ben preciso sul nostro cervello. A rivelarlo è uno studio condotto da un team di ricercatori dell’Università dell’Illinois a Urbana-Champaign e pubblicato sulla rivista Plos One.

Gli studiosi, grazie ai metodi sperimentali a disposizione, hanno registrato e poi analizzato l’impatto che aveva la frase “la sua torta era terribile” con accanto tre emoji diverse, ovvero una sorridente, una con un’espressione imbronciata e un’altra ironica, mentre strizza l’occhio.

La ricerca è stata condotta su 106 volontari: le onde cerebrali registrate durante la lettura della frase e degli emoji ha rilevato che quella ironica provoca un “segnale di errore” che viene definito P600 e che solitamente viene riscontrato quando leggiamo qualcosa di scorretto a livello grammaticale o una frase sarcastica. Il cervello va incontro a una sorta di “sussulto” che si evidenzia maggiormente quanto più l’individuo cerca di reinterpretare la frase con l’emoji.

Dunque la visione della comunicazione si allarga arrivando a comprendere anche gli emoji. “Non arriverei a dire che gli emoji sono parole – spiega il ricercatore Benjamin Weissman – ma possono essere usati linguisticamente, e quello che ci mostra questo studio è che per cose come il sarcasmo, il nostro cervello può usare le informazioni veicolate dall’emoji in maniera quasi immediata, proprio come accade con il linguaggio”.

Contenuti sponsorizzati

più popolari su facebook nelle ultime 24 ore

vedi tutti