Cosa rappresenta il giorno della memoria

Il Giorno della Memoria cade nell'anniversario della liberazione di Auschwitz, per non dimenticare l'Olocausto e lo sterminio degli ebrei

Fonte: flickr

Il Giorno della Memoria è stata istituita come giornata commemorativa per tutte le vittime dell’Olocausto. Il giorno del 27 gennaio è stata scelta come data simbolica per indicare il definitivo tramonto del nazifascismo e della sua terribile “soluzione finale”. Il 27 gennaio 1945 è stato infatti il giorno in cui le forze dell’Armata Rossa sono entrate ad Auschwitz liberandone i prigionieri. Per la prima volta veniva rivelata al mondo la verità sui campi di concentramento. Il lager polacco, parte di un complesso più ampio che comprendeva anche il campo di Birkenau, è tristemente famoso come la più grande fabbrica di morte del nazismo, in cui hanno trovato una morte orribile migliaia di ebrei, zingari, omosessuali e dissidenti politici.

In Italia il Giorno della Memoria è stato istituito con la legge 211 del 20 luglio 2000, al fine di ricordare la Shoah e commemorarla con iniziative, cerimonie ed incontri. Nel 2005, durante una sessione straordinaria dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, venne celebrato il 60° anniversario della sconfitta dei nazisti e della fine dell’Olocausto. Nello stesso anno le Nazioni Unite istituirono il Giorno della Memoria come ricorrenza internazionale. Si calcola che l’Olocausto causò un totale di 15 milioni di morti, di cui 5 o 6 milioni di ebrei europei.

Il numero preciso di vittime causato dalla follia genocida dei nazisti non è mai stato calcolato con precisione, perchè le truppe tedesche, mentre arretravano, distruggevano i registri e, per quanto possibile, cercavano di cancellare le prove dell’esistenza stessa dei campi di sterminio. Oltre agli ebrei, i nazisti intendevano annientare tutti gli indesiderati che si trovavano sul suolo tedesco, delle nazioni conquistate e di quelle alleate (fra cui l’Italia), e che in qualche modo infangavano la purezza razziale ariana. Fra questi c’erano zingari, comunisti, malati di mente, portatori di handicap, testimoni di Geova e membri di altre confessioni protestanti minori, come i pentecostali.

Il termine Olocausto è stato generalmente usato fin dagli anni ’40 per indicare lo sterminio degli ebrei. La vittoria delle truppe alleate portò alla chiusura dei campi e alla liberazione dei prigionieri. In totale furono liberate circa 100.000 persone, un numero molto esiguo se paragonato a quello dei 6 milioni di ebrei che in quegli stessi campi persero la vita, molti proprio nelle ultime settimane di guerra, quando la macchina del genocidio funzionava a pieno regime.

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