Cosa sappiamo finora sul ritorno dei Barbapapà in tv

I "Barbapapà" tornano in televisione, la nuova serie dovrebbe essere disponibile a partire dal 2019

Chi è stato bambino sul finire degli anni Settanta non può non conoscere i “Barbapapà”, serie realizzata in Giappone e primo anime a sbarcare in Italia.

La colorata famiglia nasce però a fumetti e a Parigi, da un’idea di una coppia: la designer e architetto Annette Tison e il un professore di matematica Talus Taylor. Ecologia e diversità sono solo alcuni dei temi che vengono affrontati, e che ora ritorneranno con una nuova serie. Già perché la buona notizia è che Nickelodeon ha siglato un accordo internazionale per un nuovo adattamento che sbarcherà sul canale Nick Jr.

Per il momento si sa che sarà prodotta dalla casa di animazione francese Normaal e che dovrebbe andare in onda nel 2019. Ad occuparsi della sceneggiatura e dell’animazione non saranno due artisti fra tanti, ma Alice Taylor e Thomas Taylor i figli della coppia che ha creato i “Barbapapà”. La serie sarà in 2D e dovrebbe essere composta da 52 episodi di 11 minuti. Layla Lewis, acquisizioni globali e Content Partnership per Nickelodeon ha dichiarato alla rivista Variety: “Siamo entusiasti di collaborare con Normaal per presentare la tanto attesa nuova serie Barbapapà” ai bambini in età prescolare”.

Non è la prima volta che la serie a fumetti arriva sul piccolo schermo. Le prime storie di questa famiglia sono state raccontate in un lungometraggio animato del 1973 che riassumeva il contenuto dei primi quattro albi a fumetti e si intitolava: “Le avventure di Barbapapà”. Poi la prima serie animata nata da una collaborazione tra la Tv Olandese Polyscope, la K&S e lo studio Top Craft dove hanno lavorato alcuni di coloro che poi sono arrivati al mitico Studio Ghibli. In seguito nelle televisioni italiane arrivò anche una seconda serie, trasmessa nel 1979, e poi una terza datata 1999. Come ogni cult che si rispetti anche la sigla è diventata un tormentone per i bambini. Quella della prima serie, colonna sonora del lungometraggio, venne tradotta da Roberto Vecchioni, che la insieme al gruppo giovanile “Le Mele Verdi”. La sigla della seconda serie è stata, invece, cantata da Claudio Lippi e Orietta Berti. E se la canzone di apertura è stata cantata dai bambini dei 40 paesi in cui è stato trasmesso l’anime, lo stesso vale anche per la celebre frase che anticipava ogni trasformazione dei personaggi: “Resta di stucco è un barbatrucco”.

I Barbapapà sono “blob” che possono assumere forme differenti, ma non cambiare il colore. La loro missione è quella di salvare gli animali da caccia e inquinamento.

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