Cosa si coltiverà su Marte: anche grazie a feci e urine

Obama ha annunciato la futura colonizzazione di Marte: ma cosa mangeremo sul Pianeta Rosso? E come potremo coltivare?

Tra le ultime promesse di Barack Obama prima di lasciare la Casa Bianca c’è stato l’annuncio di una futura colonizzazione del pianeta Marte: “Gli Stati Uniti invieranno uomini su Marte entro il decennio che inizia nel 2030”, ha dichiarato il presidente americano riferendosi ad una collaborazione della Nasa con aziende private.

A questo punto si apre però un secondo ‘fronte’ spaziale, ovvero cosa mangeranno i coloni sul ‘pianeta rosso’. A provare a dare una risposta a questo quesito è intervenuta Stefania De Pascale, docente di ortofloricoltura all’Università Federico II di Napoli, che da anni collabora con l’Agenzia spaziale italiana (Asi) e l’Agenzia spaziale europea (Esa)

“Grazie al progetto di ricerca europeo ‘Melissa’, stiamo lavorando da anni per selezionare le cultivar, i tipi di piante, adattare le tecniche di coltura e sviluppare metodi di raccolta e conservazione dei prodotti’ – ha dichiarato la De Pascale all’ANSA durante la ‘D-Nest International Inventors Exhibition’, la fiera degli inventori svoltasi nei giorni scorsi al PalaExpo di Venezia – Le tecniche di coltivazione saranno più simili a quelle terrestri rispetto a quelle viste finora sulla Stazione spaziale internazionale, perché su Marte c’è gravità, anche se è pari al 40% di quella terrestre e le colture avranno la doppia funzione di fornire cibo ai coloni e rigenerare aria e acqua nelle colonie”.

Ma cosa e come si coltiverà su Marte? “Grazie al progetto di ricerca europeo ‘Melissa’, stiamo lavorando da anni per selezionare le piante e i prodotti da coltivare, adattare le tecniche di coltura e sviluppare metodi di raccolta e conservazione dei prodotti: in linea di massima si tratterà di riso, soia, patate e grano – ha spiegato la ricercatrice – Il problema sarà la mancanza di terreno fertile, perché il suolo marziano è ricco di regolite: tuttavia non è da escludere che il problema possa essere almeno parzialmente risolto con l’uso di residui organici, quindi scarti alimentari o delle stesse coltivazioni, ma anche feci e urine rielaborate, come abbiamo visto nel film ‘The Martian'”.

“La cosa su cui si punta, però, sono soprattutto le colture idroponiche, ovvero senza suolo e con soluzioni circolanti complete di elementi nutritivi: abbiamo già dimostrato che possono addirittura migliorare produttività e qualità della soia rispetto alla coltura in campo”, ha concluso la De Pascale. Pronti alla partenza?

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