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Covid, in una banca dati i segreti di chi non si ammala mai

L'analisi dei dati genetici di chi non si ammala né si contagia è importante anche per scoprire nuovi farmaci contro il Covid

10 Novembre 2021
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Fonte: 123rf

Si trova nei Paesi Bassi la banca dati che raccoglie le sequenze genetiche di chi non si ammala di Covid pur stando a stretto contatto con un individuo che ha l’infezione, e nemmeno si contagia. L’iniziativa presentata sulla rivista Nature Immunology è del Consorzio Internazionale di Genetica ‘Covidhge’ coordinato dall’americana Rockefeller University. A rappresentare l’Italia è il Laboratorio di Genetica Medica dell’Università di Roma Tor Vergata diretto da Giuseppe Novelli.

Novelli ha spiegato all’Ansa: “È uno studio di concetto che il consorzio ha pubblicato per sensibilizzare sull’importanza degli individui resistenti all’infezione”. La pandemia ha infatti evidenziato che non tutti reagiscono allo stesso modo al virus: ci sono gli asintomatici, ci sono quelli che si contagiano in modo lieve, chi si ammala con sintomi più importanti e, infine, chi necessita della terapia intensiva. C’è però anche una quinta categoria, formata da coloro che non si contagiano mai: “Ci siamo accorti che questa categoria esiste e ora si tratta di capire quali caratteristiche abbiano”, ha detto ancora Novelli.

Per questo motivo si è formato un gruppo internazionale per studiarli e l’Italia ne fa parte con Stati Uniti, Spagna, Olanda, Belgio, Francia e Grecia. In ciascun Paese è stata fatta una selezione delle persone da includere nello studio. L’Italia ha reclutato 142 resistenti su 500 domande ricevute da volontari. È stato quindi raccolto il loro Dna per ottenere la sequenza genetica. A questo punto le sequenze sono state inviate nella banca dati che si trova presso l’Unversità di Utrecht.

È cominciata la fase di analisi dei dati genetici, stiamo cominciando a elaborarli”, ha fatto sapere Giuseppe Novelli. Un’analisi fondamentale anche per quel che potrebbe comportare sul piano dell’individuazione di nuovi farmaci. Sulla base dell’esperienza accumulata in passato con lo studio della malaria e del virus Hiv, infatti, “sappiamo che scoprire la causa della resistenza porta a scoprire nuovi farmaci per combattere la malattia“.

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