Da Barilla a Ferrero, quando l'Italia fa shopping all'estero

Le food company che hanno fatto acquisizioni di aziende straniere

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Milano, 20 dic. (askanews) – Quando un’azienda straniera prova e, tante volte riesce, a mettere le mani su un’impresa italiana si levano, in men che non si dica, cori di strenui difensori dell’italianità, che si alternano a quelli che ne piangono la perdita o a quelli che invocano l’intervento pubblico senza se e senza ma. Da ultimo è capitato con la vicenda Vivendi-Mediaset, un’operazione di mercato che ha subito suscitato una levata di scudi nel nostro Paese. Eppure ci sono campioni nazionali che fanno shopping all’estero.

Soprattutto nel settore dell’agroalimentare i casi di aziende tricolore che rilevano società straniere non sono così insoliti.

Basti pensare alla storica azienda familiare della pasta, la Barilla. Nel 1971 i fratelli Pietro e Gianni Barilla, decisero di vendere l’azienda alla multinazionale americana W.R. GRACE. Ma dopo solo 8 anni, nel 1979, con una mossa inusuale nel mondo degli affari societari, Pietro Barilla riesce a riacquisire l’azienda, che da allora è sempre rimasta nelle mani, italiane, della famiglia. Non solo. La food company di Parma negli ultimi 25 anni ha seguito un percorso di acquisizioni e investimenti internazionali importanti. Dopo lo sbarco nel 1994 in America, ha rilevato la pasta Filiz in Turchia, i pani croccanti Wasa in Nord Europa, la pasta Vesta e Yemina in Messico, e soprattutto i pani soffici Harrys in Francia. Qui Barilla è leader nel settore del bakery con il marchio acquisito nel 2003.

Accanto a Barilla, nella lista delle aziende che hanno fatto shopping all’estero c’è Ferrero, che solo qualche settimana fa ha chiuso l’operazione con la belga Delacre, finora controllata dalla United Biscuits, di proprietà del gruppo turco Yildiz.
L’acquisizione, che permette al colosso di Alba di mettere le mani sul produttore di biscotti molto noti in Europa come le ‘sigarette russe’ e i Délichoc, arriva dopo quella della turca Oltan, il più grande produttore asiatico di nocciole, e dopo l’Opa sul cioccolato inglese di Thorntons.

A questa lista nel 2016 si aggiunge l’operazione di Campari sul francese Grand Marnier. A marzo la società ha siglato un accordo per rilevare il controllo della Société des Produits Marnier Lapostolle (Spml), storica azienda francese fondata nel 1827.
L’aquisizione da 684 milioni di euro arrivava a pochi giorni di distanza da un’altra mossa italiana Oltralpe, quella di Lavazza su Carte Noir. Il gruppo italiano del caffè sempre a marzo di quest’anno ha messo a segno un’acquisizione da circa 700 milioni del marchio di alta gamma leader in Francia nel settore del caffè.

Anche per le celebri caramelle Rossana c’è stato un ritorno in patria: l’astigiana Fida nel giugno del 2016 ha rilevato dalla multinazionale Nestlè il ramo d’azienda relativo alle caramelle a marchio Rossana, Fondenti, Glacia, Fruttallegre, Lemoncella e Spicchi”, riportando sotto il controllo tricolore un simbolo dell’industria alimentare italiana, come le storiche caramelle dalla carta rossa.

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