Da esubero a insostituibile fino all'azzurro: l'ascesa di Roberto Gagliardini

La storia del centrocampista bergamasco convocato in Nazionale, simbolo del momento d'oro dell'Atalanta

Fonte: Getty Images

Forse la convocazione al posto di Marchisio era scritta nel suo destino. Perché Roberto Gagliardini non è nato in un giorno qualunque, bensì il 7 aprile 1994, il giorno in cui furono ritrovati i resti dell’aereo sul quale trovò la morte, 50 anni prima, Antoine de Saint-Exupéry, il famoso scrittore francese autore de “Il Piccolo Principe”.

Il Principino, già, proprio il soprannome di Marchisio. Se Gagliardini crede alle favole, l’accostamento è perfetto per commentare l’inattesa chiamata in Nazionale da parte di Giampiero Ventura per le partite contro Lichtenstein e Germania.

Inaspettata non certo per l’ottimo avvio di campionato, suggellato dalla super prestazione in casa del Sassuolo, bensì per le premesse con cui si era aperta la stagione.

A luglio infatti Roberto era uno dei tanti nell’organico dell’allenatore nerazzurro, chiamato al difficile compito di trasmettere le proprie idee di calcio a una squadra nuova e reduce da un paio di stagioni non esaltanti. Prodotto del florido vivaio di Zingonia, di Gagliardini si è sempre parlato benissimo, ma i primi anni nel calcio professionistico erano stati una delusione, con quelle poche tracce lasciate nei prestiti in B a Cesena, La Spezia e Vicenza.

Poi, lo scorso gennaio, il ritorno alla base per sostituire Alberto Grassi, volato al Napoli, ma con Reja in panchina Gagliardini raccolse la miseria di una presenza.

Tutto sembrava preludere a un nuovo prestito, ma alla fine non se ne fece nulla. Tu chiamalo, se vuoi, il destino, e il resto lo ha fatto il difficile inizio di stagione della Dea, prodromo della svolta datata 2 ottobre.

A un passo dall’esonero, nella gara interna contro il Napoli Gasperini sceglie di affidarsi ai giovani: dentro Caldara, Conti, Petagna e appunto Gagliardini, tre su quattro cresciuti a Bergamo. Sarri si arrende e da quel giorno parte la folle marcia dell’Atalanta, in piena zona Europa grazie a cinque vittorie in sei partite.

Caldara difende e segna pure, Conti stantuffa, Petagna fa la boa e Gagliardini è il prototipo del centrocampista moderno, moto perpetuo come piace a Gasp, ma anche buona tecnica.

In verità, Gagliardini è poi tornato in panchina per fare spazio a Freuler, giocando da titolare solo le ultime due partite. Ma tanto è bastato per la convocazione-lampo. Suo il cross vincente per lo stesso Caldara contro il Sassuolo, per quella che sembrava essere l’ultima buona notizia prima della sosta.

Il resto lo ha fatto l’affaticamento di Marchisio e la volontà di Ventura di dare spazio ai volti nuovi del campionato. Roberto, uno dei tre bergamaschi in azzurro con Astori e Belotti, non vuole smettere di sognare. Dedicato a chi non ci credeva…

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