Dai Mondiali di calcio ai parchetti di Bologna: la triste parabola di Ouro

La storia del portiere della storica Nazionale del Togo

Fonte: Getty Images

Dalla gloria iridata ai campetti di Bologna. E’ triste la parabola di Ouro Nimini Tchagnirou, portiere della storica nazionale del Togo capace nel 2006 di qualificarsi per i Mondiali di calcio, compiendo un’impresa un’unica nella sua storia. Dopo la rassegna iridata in Germania, Ouro aveva cercato gloria in Europa, partecipando ad alcuni provini con Lazio e Bologna.

In seguito a due rinnovi del permesso di soggiorno grazie a un contratto di lavoro come badante e a un contratto per due stagioni con il Sasso Marconi, la pratica per il permesso di soggiorno di Ouro è bloccata dal 2012, racconta il Corriere della Sera.

Ai microfoni del giornale milanese, Ouro ha raccontato la sua storia: “Le società sportive  mi chiedono il permesso di soggiorno. Ma la mia pratica è bloccata da quattro anni…”.

“Durante i Mondiali in Germania, un procuratore mi ha notato e mi ha proposto di fare alcuni provini in squadre europee. Eravamo arrivati in Germania per la prima volta, ci siamo ritrovati a giocare contro la squadra di Vieira e di Zidane e sapevamo che era la nostra occasione. Ho giocato in Albania, poi mi hanno chiamato per i provini alla Lazio. Ho fatto le valigie e sono partito. In Togo da calciatore guadagnavo 400 euro al mese, il campionato italiano era il mio sogno. Sono arrivato a Bologna”.

Ma la permanenza in Italia diventa un incubo: “L’uomo che mi aveva assunto, a cui sarò riconoscente per tutta la vita, è stato interdetto e il mio contratto affidato a un tutore legale. Sono andato in Questura per rinnovare il permesso di soggiorno e ho scoperto che non avevo i requisiti, il tutore non ha versato i contributi”.

La pratica è quindi ferma dal 2012. Ouro ora si allena da solo, nei parchetti di Bologna, in attesa di novità: “Ho perso tutto. Non posso giocare con la mia nazionale perché se vado via dovrei tornare da clandestino. Mi chiedono di allenare i bambini di alcune squadre di calcio, ma cerco di non espormi troppo. Non voglio avere problemi con la legge. Così mi alleno da solo”.

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