E' arrivato il momento di parlare di Dellino Farmer

Dellino Farmer e la nuova generazione di biorapper: entriamo nel loro universo agreste.

Lui è il rapper bresciano che sta facendo chiacchierare anche Montecitorio: si fa chiamare Dellino Farmer e nella sua musica c’è Brescia come la conosce solo chi ci è cresciuto. La sua è la stessa bassa bresciana che conquista con la sua nebbia, le sue zanzare e l’eco distante della parola “pota”, che riecheggia per le campagne concimate dagli agricoltori instancabili. Impossibile non amarla.

Facendo un po’ di accademia, potremmo affermare che Dellino Farmer è un artista impegnato nella salvaguardia del territorio e delle tradizioni locali. E, in effetti, quando si è candidato a Romano, al collegio uninominale della Camera dei Deputati per il Movimento 5 Stelle, il signor Andrea Lorenzo Dellavedova (da qui Dellino, perché giustamente Dellone è suo fratello maggiore) ha speso il suo duro lavoro nell’hinterland bresciano tra volontariato, attività istruttive e rap a chilometri zero per mettersi al servizio di qualcosa di più grande.

Proprio come l’oscuro partenopeo Liberato, Dellino Farmer fa parte di quella nuova generazione di biorapper che con le rime lottano per il territorio. Nei suoi testi c’è la vita quotidiana, l’amarezza di quando non va bene, le rime buone come “due fette di salame tagliate su tipo bistecca” (cit.) e la denuncia irriverente del rap che riesce a entrare anche nelle playlist dei più giovani. Artisti come lui sfruttano il loro dialetto per immergersi nel vero senso della parola rap, della musica povera che nasce dalle case della periferia. Dellino lo chiama biorap e fonda così la sua Bioband. Più bresciano di lui c’è giusto il bagòss.

Andrea Lorenzo Dellavedova, classe 1988, è nato e cresciuto nella bassa bresciana che gli brucia dentro come un Pirlo di troppo, e dopo essere cresciuto a Manerbio ha raggiunto la sua evoluzione definitiva trasformandosi in Dellino Farmer, ma c’è voluto un po’. Prima si è buttato a capofitto in tutti i lavori che trovava, dimostrando uno spirito appassionato che s’interessa un po’ a tutto e poi ci canta sopra. Dopo l’Ipiall di Cremona, ha studiato liuteria ed è diventato falegname, carpentiere, elettricista, tecnico del gas, postino, barista, impiegato a Malaga e, alla fine, rapper con pedigree nazionalpopolare bresciano (di origine protetta).

dellino

Dellino Farmer è nato da un concentrato di esperienze che gli hanno fatto capire il mondo, glielo hanno fatto viaggiare, ma che alla fine lo hanno spinto a un emozionante ritorno alle origini. Per lui, cantare è sempre stato importantissimo, ma ci è voluta la vita per insegnargli che il suo genere è rap, ma anche folk e hip-hop rigorosamente in dialetto bresciano. Appassionato dei grandi classici, da Jovanotti ai 99 Posse, fino a Frankie Hi Nrg, Caparezza, Tupac, Eminem e perle di cultura come er Piotta, Dellino ha cominciato a rimare da ragazzino e non ha mai smesso. Con gli stipendi dei suoi lavori estivi si è comprato il giradischi e ha trasformato la sua campagna bresciana spiccia e diretta in una discografia che fa il giro d’Italia.

Nel suo biorap non farete fatica a sentire l’ispirazione di gruppi come i Modena City Ramblers, i Trenincorsa e Davide Van De Sfroos. Ad oggi Dellino ha scritto oltre 50 brani, tra cui i lombardi apprezzeranno la sottile allusione del titolo “P.O.T.A” e “La me storia l’è diversa”. Il suo primo album l’ha inciso nel 2010 con gli Italian Farmer, e si chiama “Raccolta Dialettale”. Poi si è gettato a capofitto nella carriera da solista con “Trenta piò” (2012), “Provincia meccanica” (2013), “Biorap” (2014) e “Riciàpet” (2016). Attento alle tradizioni della sua terra, Dellino non disdegna qualche parodia dei suoi colleghi che rappano nella lingua del volgo. E così “Rap Futuristico” di Fabri Fibra diventa un “Rap Cottimistico”, e “P.E.S.” dei Club Dogo diventa “F.E.S.”, anche troppo facile per chi il bresciano lo mastica anche solo un po’.

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