Dire parolacce? Allevia il dolore e ci fa sembrare più affidabili

Dire parolacce? Non sarà elegante ma fa bene alla salute e ci rende perfino più credibili agli occhi degli altri

Quante volte ci ritroviamo a imprecare dicendo parolacce? Perché lo facciamo? Istintivamente la riposta è che si tratta di un comportamento che ha un potere liberatorio. Ma perché proprio le parolacce o peggio?

Secondo la filosofa Rebecca Roache, perché le parolacce racchiudono una serie di caratteristiche che le rendono particolarmente ‘calmanti’. “Spesso diciamo parolacce per sfogare le emozioni – ha dichiarato la Roache – Se si è arrabbiati, dire parolacce è catartico“.

“Senza contare che dire parolacce è anche una questione di infrangere tabù su temi come sesso e religione – ha aggiunto la filosofa – In questo senso è una situazione paradossale: da una parte è catartico perché si rompe un tabù, dall’altra lo si fa per il puro piacere di farlo. In pratica, tu non potresti usare certe parole-tabù ma loro esistono unicamente con lo scopo di rompere quel tabù”.

Ovviamente, anche le parolacce hanno una loro storia. Ad esempio, nel passato molte erano legate alla religione ma con il passare del tempo, certe espressioni hanno perso almeno in parte la loro efficacia, mentre ne hanno acquistate altre legate ad altri ambiti, soprattutto sessuali o di – ehm – ‘liberazione fisica’.

“C’è tutta una specifica gerarchia in base a quanto repellenti consideriamo fare o vedere o parlare di certe cose in pubblico: ‘m***a’ è peggio di ‘pi***o’ che a sua volta è peggio di ‘sco*****a’, che a sua volta è peggio di ‘sputo’, che in sé non è una parola tabù – ha sottolineato lo scrittore Oliver Kamm – E a livello linguistico, è decisamente interessante notare come l’importanza di certe parole tabù sia legato a quanto ‘pericolosi’ o ‘schifosi’ riteniamo certe sostanze che espelliamo

Quello che c’è di certo è che l’importanza dello sfogo emotivo dell’imprecazione è stata misurata in diversi modi. Ad esempio, è stato scoperto che imprecare mitiga il dolore: per intenderci, è più facile tenere più a lungo del ghiaccio su un arto infortunato se contemporaneamente imprechiamo dicendone di tutti i colori.

Senza contare che il potere della parola è tale che, anche chi parla più lingue, trova più soddisfacente imprcare nella propria lingua madre, perché scarica la tensione in modo più incisivo e appropriato.

Al di là dell’effetto catartico, imprecare dà anche altri benefici, per così’ dire ‘sociali’: ad esempio, quando si dicono parolacce con amici, si aumenta il senso di vicinanza e si dà sollievo anche alle altre persone. Addirittura, che secondo un recente studio le persone che imprecano e dicono parolacce sono considerate più affidabili di chi invece è meno ‘sboccato’, per una questione legata alla sincerità.

Ovviamente, c’è anche un diverso peso nel pronunciare e nello scrivere le parolacce anche nello scrivere completamente o con asterischi fa una bella differenza. In generale perché la parola scritta ha un’altra incidenza e richiede maggiore attenzione: infatti, non abbiamo mai piena coscienza della situazione emotiva dell’altra persona quando le scriviamo.

Ecco allora che scrivendo ‘c***o’, diamo meno efficacia all’imprecazione e cerchiamo di avere più rispetto di chi, in quel momento, non abbiamo di fronte e con il quale, magari, non abbiamo una grandissima confidenza. Magari, conoscendolo, potremmo insultarlo più liberamente…

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