Diventare amministratore delegato: in Cina arrivano i corsi per bambini di tre anni

In Cina i bambini di tre anni possono frequentare un corso che insegna loro a diventare amministratore delegato

Fonte: Depositphotos.com

Cosa non si farebbe per assicurare un futuro ai propri figli. Ed è così che in Cina sono moltissimi i genitori che hanno deciso di iscrivere i figli di tre anni a corsi per diventare amministratore delegato. I corsi hanno come obiettivo quello di indirizzare i bambini verso il successo, insegnando loro tutto ciò che un buon CEO dovrebbe saper fare.

La classe di futuri amministratore delegato si trova a Guangzhou, in Cina appunto, dove si tengono “Corsi per amministratore delegato” dedicati ai bambini di tre anni. Il corso consiste in due lezioni a settimana per un costo di 50000 yuan all’anno (circa 6.700 euro). Include diverse attività come la “costruzione di leadership aziendale“, che i piccoli raggiungono completando delle frasi e costruendo con i mattoncini, e si svolge in piccoli gruppi di 3 o 8 alunni.

Gli insegnanti promettono di rendere i piccoli dei “leader autorevoli e competitivi” attraverso giochi, duro lavoro e attività. Fra quest’ultime c’è il golf, uno sport che necessariamente un bravo CEO deve saper praticare. Proprio per questo il golf club di Guangzhou fornisce lezioni di cinque giorni ai bimbi al costo di 1000 yuan al giorno, ovvero 130 euro.

Secondo il South China Morning Post, il costo mensile di un corso per diventare CEO dedicato ai bambini si aggira intorno ai 20000 yuan, circa 2700 euro, ed equivale al triplo del salario medio percepito dai cittadini di Guangzhou. Il trend si sarebbe diffuso a macchia d’olio in Cina a causa delle continue pressioni a cui i genitori cinesi sono sottoposti e sottopongono, di conseguenza, i loro figli, spingendoli alla competizione e al successo a tutti i costi. Una madre che aveva speso 8800 yuan (1.200 euro) per un corso privato di inglese alla figlia di due anni, ha spiegato al giornale, di averlo fatto anche se non aveva realmente le possibilità economiche perché tutti gli altri bambini l’avevano fatto e non voleva che sua figlia venisse “tagliata fuori”.

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