Cosa sappiamo finora su Dogman, il nuovo film di Matteo Garrone

Il nuovo film di Matteo Garrone, “Dogman”, parteciperà in concorso al Festival di Cannes. Ecco cosa sappiamo finora sulla trama e sul cast

Quest’anno saranno ben tre i film a rappresentare l’Italia al Festival del Cinema di Cannes: “Dogman” di Matteo Garrone, “Lazzaro felice” di Alice Rohwacher e “Euphoria” di Valeria Golino. Per Matteo Garrone è un gradito ritorno sulla croisette, dopo il Grand Prix Speciale della Giuria nel 2008 per “Gomorra” e nel 2012 per “Reality” e il successo nel 2015 con “Tale of Tales – Il Racconto dei racconti”. Vediamo cosa sappiamo finora su “Dogman”, prodotto da Rai Cinema.

Finora c’è ancora molto riserbo e anche il trailer pubblicato non dice molto sulla trama, che pare sia ispirata alla vicenda del Canaro della Magliana, alias Pietro de Negri, toelettatore e criminale romano, protagonista di una delle pagine più violente della storia italiana. Le vicende del Canaro si sono svolte negli anni ‘80 ma il film non sembra essere ambientato in quell’epoca, inoltre, Garrone sembra non aver puntato il riflettore sulla violenza.

Dalla sinossi diramata, sappiamo che “Dogman” è il negozio di toelettatura per cani di Marcello, un uomo piccolo e mite, interpretato da Marcello Fonte. L’uomo vive soprattutto per sua figlia Sofia ma è vittima della sopraffazione di Simoncino, un ex pugile professionista che terrorizza tutto il quartiere, interpretato da Edoardo Pesce. Marcello penserà a una vendetta esemplare per Simoncino.

Certo, gli elementi che accomunano la vicenda di “Dogman” a quella del Canaro ci sono tutti, ma la produzione ha voluto precisare che i fatti di cronaca avvenuti negli anni ‘80 sono stati solo di ispirazione alla sceneggiatura del film.

“Dogman” uscirà dopo il Festival di Cannes, il 17 maggio 2018.

Matteo Garrone ha iniziato a lavorare al film dodici anni fa, riprendendo in mano la sceneggiatura più volte, come raccontato da lui stesso: «Finalmente, un anno fa, l’incontro con il protagonista del film, Marcello Fonte, con la sua umanità, ha chiarito dentro di me come affrontare una materia così cupa e violenta, e il personaggio che volevo raccontare: un uomo che, nel tentativo di riscattarsi dopo una vita di umiliazioni, si illude di aver liberato non solo se stesso, ma anche il proprio quartiere e forse persino il mondo. Che invece rimane sempre uguale, e quasi indifferente».

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