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Dove e come si formano i diamanti rari sulla Terra

Come e dove si formano i diamanti? Ecco la spiegazione scientifica e i risultati degli studi effettuati

Fonte: Pixabay

Si dice che i diamanti siano per sempre. Forse per le malelingue i migliori amici delle donne: ma crediamo che se vale questo assunto, esso può essere esteso anche agli individui maschi. E per gli interessati, uomini o esponenti del gentil sesso che siano, magari venire a conoscenza di come e dove essi si formino può essere una scoperta di non poco conto.

Ma a catalizzare l’attenzione e l’interesse non è sicuramente solo un valore monetario di tale meraviglioso prodotto del nostro pianeta: la struttura complessa e unica del diamante accentra su di sé gli sguardi di molti studiosi e scienziati. Non tutti i diamanti però sono esattamente uguali; infatti, ce ne sono alcuni particolarmente grandi, lunghi quasi 10 cm e di 3000 carati di valore, che sono stati il fulcro di uno studio pubblicato su Science. Vediamo di cosa si tratta.

Diamanti giganti sotto la superficie terrestre

Questa ricerca, a cui hanno contribuito attivamente diversi italiani, ha messo in luce una proprietà peculiare dell’origine dei diamanti giganti in questione: essi, infatti, si formano in piscine di metallo liquido che si trovano a centinaia di chilometri sotto la superficie.

Quindi, mentre i diamanti comuni si creano nel mantello del nostro globo terracqueo e arrivano in superficie attraverso le eruzioni vulcaniche, quelli più grandi, tra cui per esempio la “Stella d’Africa“, ossia il più grande diamante grezzo mai ritrovato, circa 621 grammi, o il Lesotho Promise, il 15esimo mai trovato per dimensioni, hanno una struttura radicalmente diversa e risultava ancora ignoto il come si creassero.

Uno studio anche italiano: intrusioni insolite

Le intrusioni e le speciali strutture di alcuni diamanti della categoria più preziosa sono stati analizzati da un raggruppamento vasto di forze affini: da una parte il Geological Institute of America di New York, dall’altra il Carnegie Institution for Science di Washington e il Dipartimento di Geoscienze dell’Università di Padova.

Tali studi hanno portato alla luce inclusioni di ferro-nickel, solfuri e carburi di ferro, che non era mai stata rinvenuta nei diamanti considerati comuni; la lega prima mai osservata nei diamanti normali è stata vista nel 72% dei campioni, attorniata tra l’altro da un bordo di metano e idrogeno. Dentro di essi è presente un minerale chiamato majorite che ha fatto teorizzare che la loro profondità arrivasse fino ai 750 km, visto che oltre tale elemento diviene instabile.

Risvolti interessanti

“Viene dimostrato cioè come si possa formare ferro metallico liquido in regioni ben lontane dal nucleo terrestre: se il nucleo esterno, che si ipotizza essere costituito da un fuso ferro-nickel, inizia a profondità prossime ai 2900 km, la presenza di inclusioni mineralogiche costituite da leghe di ferro-nickel, solfuri e carburi di ferro in questi diamanti – afferma Fabrizio Nestola, uno degli autori della ricerca – dimostra come invece si potrebbero formare a profondità non superiori ai 1000 km“.

Una novità assolutamente degna di nota e che apre uno squarcio su un ambito fino ad ora relativamente oscuro. Chissà che non possa essere il primo di numerosi passi in avanti nel settore della mineralogia.

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