Essere Gigione

Fenomeno culturale e antropologico, Gigione porta in piazza un milione di persone l’anno. Lui stesso ci ha raccontato cosa si prova a “Essere Gigione”

Immaginate un’artista acclamato dal pubblico, le cui canzoni sono conosciute persino in America e il cui successo dura da oltre trent’anni. Penserete stiamo parlando di Vasco Rossi o di Laura Pausini, invece no. La storia che vi stiamo per raccontare risponde al nome di Gigione (quello vero è Luigi Ciaravola): non solo un fenomeno musicale, ma – oggi – anche protagonista di un documentario che sta ottenendo un enorme successo e anche un ottimo riscontro da parte della critica.

Il giovane regista Valerio Vestoso ha deciso di raccontare la storia di questo straordinario e intramontabile personaggio in un docufilm intitolato “Essere Gigione. L’incredibile storia di Luigi Ciaravola”.

Originario di Boscoreale, Gigione ha iniziato una carriera nel mondo della musica quando aveva solo 8 anni e a 70 il suo successo non accenna a ridursi. Al contrario: Gigione è il re indiscusso delle feste di paese e accanto a lui regnano i suoi principi, i figli Jo Donatello e Menayt.

“Siamo una famiglia di musicisti, anche mio padre lo era”, ha raccontato lo stesso Gigione per telefono a Supereva – “Io ho altri tre fratelli, ma l’unico che ci ha creduto sono stato io”.

Cantante e bassista, si è fatto notare fin da subito nelle feste di provincia, ma il suo fenomeno è esploso in tutta la sua forza grazie alla hit “La Campagnola”. La canzone, divenuta il suo cavallo di battaglia, ha attirato l’attenzione di molti, fra cui Maurizio Costanzo, che nel 1987 l’ha voluto come ospite nel suo programma.

Ma Gigione non si è fermato alla sola Italia: con la sua allegria e le canzoni che odorano di quotidianità, Gigione ha conquistato anche l’America. “Ho fatto 18 tour in America dal 1987 sino al 2000 mi chiamano Mr. Campagnola. – ci ha svelato -. Oggi in Italia faccio circa 150 serate l’anno”.

La sua “folk dance” – è così che  la definisce lui stesso – piace perché è diversa da qualsiasi altra cosa. “Il mio successo oscilla fra il sacro e il profano”, infatti sul palco alterna successi quali “Zuccherina” e “Il gelatino”, a “Padre Pio” e “Caro Papa”, portando in piazza “oltre un milione di persone ogni anno”.

Il documentario di Valerio Vestoso è arrivato dopo un anno di “corteggiamento”, come è lo stesso Gigione a svelarci: “Mi ha corteggiato per un anno intero: veniva una volta alla settimana a vedere i concerti e mi ha confessato di essere un mio fan da quando aveva 4 anni. Così, sono andato a casa sua e ho visto che era già molto amato come regista. Ecco perché ho deciso di iniziare anche questa avventura cinematografica”. Un’avventura che ripercorre praticamente mezzo secolo di carriera e che ha gli stessi sapori della sagra di paese: zucchero filato, torrone e carne alla brace.

Gigione in piazza

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