Ferrari: il bomber che di mattina lavora al tornio

L'incredibile storia dell'attaccante che non scorda le sue origini.

Fonte: screenshot tratto da I Love Giana

Era dai tempi di Riccardo Zampagna che montava le tende da sole e di Christian Riganò che fino a 26 anni faceva il muratore alzandosi alle 5 di mattina che un bomber non si facesse notare per le umili origini e per la condotta di vita lontana anni luce da quella delle ‘prime donne’ milionarie.

Aldo Ferrari, classe ’91, era pressoché sconosciuto: da calciatore ha militato in serie D e in Eccellenza con l’Uso Calcio (dove Calcio non indicava lo sport, ma il nome della cittadina della bergamasca), ancora in serie D con la Rudianese e in Promozione con Fara Olivana e Mario Zanconti; poi però è stato notato da Cesare Albè, il Ferguson della Martesana, che lo ha portato alla Giana Erminio, società attualmente in Lega Pro girone A che gioca le sue partite casalinghe in quel di Gorgonzola, in provincia di Milano.

Ma gonfiare la rete non è l’unico lavoro di Ferrari. Prima di essere ingaggiato dalla Giana Erminio (ha conquistato Albè a suon di gol, visto che ne ha segnati 29 in 31 presenze con la Mario Zanconti) l’attaccante lavorava in azienda con il padre. Era l’addetto al tornio. E lo è ancora.
Aldo infatti non ha mai smesso di dare un contributo alla ditta di famiglia e tuttora trascorre 4 ore della sua mattinata in piedi davanti al tornio. Solo quando ha finito il turno si reca al campo per gli allenamenti pomeridiani.

“Avevo lasciato la serie D ed ero andato in Promozione per lavorare ed essere indipendente. Dopo i 5 anni di liceo scientifico, sono stato in un negozio di elettrodomestici, tv e telefonia. Poi sono entrato nella piccola azienda meccanica di mio papà. Sto al tornio, 4 ore al mattino, in piedi davanti a una macchina per la lavorazione di alluminio e ottone. Poi corro ad allenarmi. No, non mi pesa abbinare le due cose”, ha raccontato Ferrari alla Gazzetta dello Sport.

Ferrari con la Giana Erminio ha segnato in Coppa Italia. Un rigore che l’esperto Bruno gli ha ceduto volentieri. E si è anche ripetuto con una splendida punizione in campionato, contro il Racing Club Roma (ex Lupa Castelli Romani) allenato da Giuliano Giannichedda. Sono proprio i veterani della squadra e il mister stesso ad avere dato una grossa mano a Ferrari: “Ad Albè devo tutto. Dalla Giana mi hanno chiamato i primi di luglio, dopo che ero stato accostato a loro da un giornale e io non gli avevo dato peso. Mi hanno proposto di andare in ritiro. In prova, ma per me che al massimo avevo giocato in D con Uso Calcio e Rudianese era già il coronamento di un sogno. Prima di partire avevo mille pensieri, non sapevo che tipo di persone mi sarei trovato davanti. Invece, fin da subito mi ha hanno fatto sentire parte del gruppo. Bruno e Pinardi, giocatori con centinaia di presenze tra A, B e C, sono i primi a darmi suggerimenti. Sono persone umili, non se la tirano per niente. Ma tutti sono splendidi con me”.

E per qualcuno che lavora ancora nonostante l’impegno di essere un calciatore professionista, ci sono anche i calciatori professionisti che lasciano tutto per cambiare lavoro…

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