Ghiaccio nei crateri di Cerere, il pianeta nano

La sonda Dawn ha fornito nuovi interessantissimi dati riguardanti il pianeta Cerere: dell'acqua è stata rinvenuta sotto forma di ghiaccio

Fonte: Instagram

Lo sguardo dell’uomo è sempre stato indirizzato verso ciò che si conosce poco: è inutile negare che l’ignoto ha avuto sempre una forte presa su di noi; il nostro intelletto si è impegnato nel corso dei secoli a comprendere soprattutto la volta celeste e tutto ciò che essa nasconde nei meandri della sua infinità.

E le missioni atte a scoprire i misteri dell’universo si sono succedute negli ultimi anni in numero particolarmente elevato: spesso e volentieri lo sforzo è stato veicolato nei confronti dei pianeti, vicini o lontani, in modo da poter trovare forme di vita o anche solo condizioni affinché ne potesse nascere uno su cui ci si potesse abitare. Una notizia recente scuote il mondo scientifico: su Cerere, pianeta nano situato fra Marte e Giove, è stata trovata dell’acqua. I dati della sonda americana Dawn sono stati analizzati da due studi, uno pubblicato su Nature Astronomy e portato avanti da Thomas Platz, dell’Istituto tedesco Max Planck di Gottinga, l’altro, invece, apparso su Science e coordinato da Thomas Prettyman, dell’Istituto di Scienze planetarie dell’Arizona.

L’acqua su un pianeta non molto lontano

L’acqua sarebbe presente sul pianeta sotto forma di ghiaccio, in particolare nel sottosuolo e ai poli del corpo celeste. Una presenza che era già stata indicata dall’italiano Vir, a bordo della sonda in questione e creato da Finmeccanica con le disposizioni dell’istituto nazionale di astrofisica e dell’agenzia spaziale italiana, e dal telescopio spaziale europeo Herschell.

Le informazioni in possesso dei ricercatori testimonierebbero la presenza di ghiaccio in 10 crateri, così come risulta essercene in quantità rilevante nel sottosuolo dell’emisfero Nord. Una novità accolta con grandissimo entusiasmo dalla comunità scientifica e che potrebbe anticipare inesplorati sviluppi.

Un puzzle da completare

Queste scoperte potrebbero aiutare gli scienziati a comprendere meglio la formazione di pianeti rocciosi come la Terra: Cerere, infatti, è considerato dagli studiosi come un embrione di pianeta che per una qualche ragione non ha avuto sviluppi simili al mondo che noi conosciamo. Una condizione potenziale che si trascina da 5 miliardi di anni e che si avvia ad essere conosciuta nei suoi particolari: un’attenta ricerca ed un’analisi meticolosa hanno buone possibilità di aumentare i tasselli dell’immenso puzzle che da secoli andiamo via via costruendo.

Un arcano che forse difficilmente verrà risolto in tempi brevissimi, ma che con la solita tenacia e costanza risolutiva che contraddistingue il genere umano può essere progressivamente svelato e diventare finalmente più chiaro ai nostri occhi.

 

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