Gli scarti della birra usati come carburante alternativo?

Una ricerca americana sta studiando come sfruttare i cereali che avanzano dalla produzione della birra, finendo in discarica

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L’economia circolare è una delle chiavi per la risoluzione di molti problemi causati al pianeta dalle attività antropiche: ridurre gli scarti è il primo passo per interrompere il circolo vizioso che ci sta portando ad avvelenarci da soli.

In questa ottica si muove la ricerca americana che verrà presentata all’American Chemical Society e che punta a riutilizzare gli scarti di lavorazione della birra come cibo e anche per produrre carburante ecosostenibile. (Ti piace la birra? Questo è il lavoro perfetto per te)

La cara e amata birra, infatti, produce molti scarti di lavorazione: ogni 100 litri di birra vengono prodotti circa 20 kg di scarti, l’85% dei quali è costituito da cereali e la maggior parte di questi finisce in discarica. I ricercatori cinesi Haibo Huang e Yanhong He, concentrandosi sul fatto che questi scarti sono eccezionalmente ricchi di proteine, hanno cercato una soluzione.

L’alta quantità di fibre rende infatti questi cereali non digeribili per l’essere umano: il progetto di Huang e He prevede di separare le proteine dalle fibre con un macchinario innovativo, che velocizza il processo. Questo rende questi cereali utilizzabili sia per nutrire gli animali (ad esempio al posto della farina di pesce negli allevamenti di gamberetti) che gli esseri umani, come fonte proteica alternativa a quelle conosciute.

Per ora, il processo è più veloce di quelli sperimentati fino ad oggi, ma più costoso: i cereali possono essere trattati subito, senza bisogno di essere asciugati, ma questo comporta spese elevate. Lo sforzo dei ricercatori è quindi teso nella direzione di trovare composti chimici, enzimi, in grado di rendere la separazione di fibre e proteine più economica.

Il 22 aprile, Giornata Mondiale della Terra, si parlerà proprio di questo: il motto è Restore our hearth e il senso profondo è quello di riparare, guarire il nostro pianeta e smetterla di essere la piaga che lo sta lentamente uccidendo. Il processo tecnologico, pagato a così caro prezzo, può essere però la svolta.

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