Ha il velo, ma non basta: campionessa ricoperta di insulti

La triste storia ha coinvolto la lottatrice turca Kübra Dagli.

Fonte: Screenshot tratto da Twitter

Ha vinto la medaglia d'oro ai Mondiali di teakwondo a soli 20 anni, ma alle menti ottuse il magnifico risultato iridato ottenuto da Kübra Dagli alla kermesse di Lima, capitale del Perù, non interessa affatto.

La triste vicenda che coinvolge la giovane atleta turca ha connotati puramente religiosi. E poco importa se la ragazza già indossa, persino sul ring, il velo islamico denominato hijab, ovvero quello che copre la parte superiore della testa (quindi i capelli) e le spalle; si allaccia sotto il collo e perlomeno mette in risalto il viso, completamente scoperto.

Il viso di Kübra è anche uno di quelli che non si scordano facilmente, grazie ai due occhi splendidi che risaltano nella cornice di stoffa. E la cosa non va giù ai musulmani più integralisti.

Sui social network la vittoria mondiale non ha infatti mitigato i commenti dei detrattori, anzi.

"Piedi nudi, testa coperta, le cosce e i fianchi esposti. Sei solo una merce. Cosa c'è di appropriato in questo?", ha chiesto un indignato oltranzista su Twitter.

"Perché la tua testa è coperta mentre apri le gambe e ti metti in qualsiasi posizione? Tanto vale che te la scopri la testa, che Allah ti dia un po' di buon senso", ha commentato un altro.

"Questo è un insulto all'Islam e alle donne credenti, togliti subito quel velo!!! Noi ci congratuliamo con te per la medaglia ma ti condanniamo perché ti copri la testa, ma poi ti comporti in modo immorale, ti esibisci come le donne senza velo", ha fatto eco un terzo uomo.

Per dovere di cronaca la maggior parte dei commenti di questo stampo non sono arrivati da turchi suoi connazionali, piuttosto secolarizzati dopo l'operato e le idee diffuse da Mustafa Kemal Atatürk, ma altri individui provenienti da luoghi in cui l'Islam si è radicalizzato maggiormente.

Pochi giorni fa un altro episodio, questa volta in Italia, aveva fatto storcere il naso per il trattamento ricevuto da una 'donna di sport'.

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