Hacking e account violati: l'Italia è 12esima al mondo

L'Italia è al dodicesimo posto in una classifica dedicata all'hacking: nel 2021 sono stati più di 11 milioni gli italiani attaccati

24 Dicembre 2021
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Fonte: 123RF

Surfshark, nota compagnia neerlandese che si occupa di VPN e servizi di Internet Security, qualche giorno fa ha pubblicato una speciale classifica sull’hacking e il furto di dati nel mondo in riferimento all’anno 2021. L’Italia è al 12esimo posto, davanti a diversi paesi europei come la Germania, la Spagna e i Paesi Bassi.

Sono stati ben 11,1 milioni gli utenti italiani che nel corso del 2021 hanno subito un attacco hacker o un furto di dati. Praticamente più di un italiano su sei. La buona notizia è che rispetto al 2020 le cifre sono in calo, in quanto lo scorso anno la stessa statistica indicava un totale di più di 18 milioni di italiani.

Le cose non vanno però così bene se si considerano i casi di hacking e data breach in tutto il mondo. A livello globale, infatti, gli account violati sono stati oltre 950 milioni, la cui larga maggioranza in Paesi come Stati Uniti (al primo posto con 214,4 milioni di profili attaccati), Iran (156,1 milioni), India (86,6 milioni), Russia (27 milioni) e Francia (24,6 milioni). Davanti all’Italia ci sono anche Brasile, Regno Unito, Iraq, Corea del Sud, Cina e Canada.

Le cifre, in ogni caso, sono decisamente preoccupanti. Come spiegato all’ANSA dal Chief Executive Officer di Surfshark, Vytautas Kaziukonis: “La crescita degli utenti violati è allarmante considerando il danno reputazionale e finanziario che ne deriva. I criminali possono usare le informazioni in varie attività illegali, come email di phishing, false chiamate bancarie e persino furto di identità. Pertanto, tutti gli utenti dovrebbero informarsi bene sulla privacy online e prendere misure preventive per proteggersi”.

Proteggersi, dunque, è la misura fondamentale da prendere ogni qualvolta che si navighi in rete. Una maniera per prevenire qualsiasi tipo di attacco ed evitare brutte sorprese, che sono sempre dietro l’angolo. Anche perché, molto spesso, gran parte delle vittime di data breach non si accorgono neppure di essere state attaccate.

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