Hikikomori: ecco i nuovi neet che hanno scelto di isolarsi dal mondo

Si chiamano hikikomori e sono i nuovi neet che hanno scelto di isolarsi dal mondo, vivendo 24 ore al giorno nella loro stanza

Fonte: Depositphotos

Si chiamano Neet e sono i giovani che hanno scelto di ritirarsi dalla società, per vivere da eremiti nelle loro stanze. Il termine Neet è un acronimo che sta per “Not (engaged) in Education, Employment or Training”, ad indicare tutti quei ragazzi che non sono impegnati in un percorso di formazione, non studiano e non lavorano. Una parte di questi ragazzi, quella più fragile, ha deciso però di isolarsi ancora di più dal mondo, scegliendo di distaccarsi dalla società e di vivere in uno stato di totale reclusione. Nessun contatto umano, nemmeno con la famiglia che vive nella stessa casa, solo la televisione, con le serie tv, e il computer sempre acceso e connesso a internet.  In Giappone hanno ribattezzato questi ragazzi, hikikomori, un termine che indica chi, volutamente, si isola da tutto ciò che lo circonda.

Il fenomeno non è isolato, in Italia i Neet che sono diventati hikikomori, scegliendo la vita da eremiti, sono ormai migliaia. Si rinchiudono nelle loro camerette 24 ore al giorno e rifiutano qualsiasi contatto umano se non attraverso una tastiera.

A spingerli ad isolarsi la paura di essere giudicati da una società che non li comprende, ma anche quella di subire un rifiuto da parte della scuola, dei possibili datori di lavoro e delle altre persone. Il peso di questa scelta grava, come sempre, sulle famiglie, ed in particolare sulle madri, che non riescono a comprendere questa scelta radicale né possiedono gli strumenti per cambiare le cose.

Sono proprio le madri di questi Neet che hanno scelto l’esclusione dalla società a raccontare le loro storie sul web. “Mio figlio italianissimo, del Nord, ha 16 anni ed è chiuso in camera da quasi due – racconta ad esempio una madre – Non legge, non va su Internet. Niente cellulare, esce di notte per mangiare quando tutti dormono. Se c’è qualcuno in giro per casa dà in escandescenze e sbatte nella sua cameretta”. Un racconto simile arriva da un’altra mamma, che non si rassegna a vedere suo figlio spendere la vita fra le quattro mura della sua stanza. “La sua routine è sempre la stessa con la sveglia verso le 14,30-15,30, niente pranzo, un po’ di giochi come Fifa 2016, un po’ di serie come “Lost” al tablet – ha spiegato – quindi una veloce merenda sempre in camera. A cena quando, raramente, è di buon umore esce, prende il cibo e rientra. Ma più di una volta l’ho sentito muoversi di notte, di nascosto verso le due, per farsi qualcosa da mangiare e rientrare in camera. Si addormenta alle quattro”.

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