Hotel Rigopiano sepolto dalla neve, "pericolo continuo di crolli"

Le difficoltà dei soccorritori. "Le speranze si riducono"

Roma, 19 gen. (askanews) – Un bilancio provvisorio, da confermare ufficialmente, indica 4 morti e 25 dispersi nella slavina che ha sommerso l’hotel Rigopiano, a Farindola, in provincia di Pescara, mentre i soccorritori sono all’opera. Ufficialmente è stato confermato soltanto il rinvenimento di 2 vittime. Le speranze di trovare superstiti “ci sono: queste sono valanghe particolari perché avendo investito un edificio possono crearsi delle sacche d’aria anche corpose, per cui noi lavoriamo come se fossimo, diciamo, a lavoro dal primo minuto. Stiamo lavorando in maniera molto metodica e organizzata. Abbiamo suddiviso la zona di intervento in micro aree e tutte queste micro aree vengono analizzate, censite, sondate dalle squadre dei nostri tecnici del soccorso alpino”. Lo ha detto a Radio 24 Walter Milan, referente ufficio stampa del Soccorso alpino e speleologico, dal luogo della tragedia.

“Questa valanga – ha spiegato – è lunga più di 300 metri di fronte e ha investito gran parte della struttura, per cui il lavoro è molto delicato. Ci sono accumuli che arrivano a cinque metri di altezza, quindi una quantità di neve veramente notevole. Gran parte della struttura è completamente trasfigurata. È stata spostata di diversi metri proprio dalla forza d’urto della valanga. La stessa valanga prima di, diciamo, cocciare contro l’albergo ha raso al suolo anche un bosco nei pendii superiori, quindi potete immaginare la forza della valanga. La neve, trascinandosi verso valle porta con sé legname, alberi, a volte pietre, quindi acquisisce una forza ancora maggiore. Basti pensare comunque, per dare un’idea, che un metro cubo di neve può arrivare a pesare una tonnellata circa. Per cui immaginate un fronte lungo 300 metri che capacità distruttiva può avere”.

Per i soccorritori “ci sono state difficoltà, ovviamente, legate all’ambiente per raggiungere il luogo della valanga, però bisogna ricordare che al momento c’è il soccorso alpino con più di 30 tecnici al lavoro, ci sono anche i vigili del fuoco, ci sono gli uomini della finanza, per cui, diciamo, le forze sono più che sufficienti. E il tempo per raggiungere il luogo dell’evento è stato dovuto alle condizioni veramente eccezionali delle strade. Abbiamo dovuto impiegare, e chiedere all’Anas, tramite il dipartimento di protezione civile, una fresa molto grande per aprire la strada, e poi quando la fresa non ce l’ha più fatta, abbiamo indossato gli sci e abbiamo proseguito come sappiamo fare noi del soccorso alpino con tecniche alpinistiche fino raggiungere l’hotel”, ha concluso Milan.

Nel tardo pomeriggio “le speranze di trovare persone in vita si riducono”, ha detto il sindaco di Farindola Ilario Lacchetta, precisando che una massa di neve si è staccata da 2.400 metri dal monte Siella.

“Le operazioni tecniche di ricerca e soccorso sono molto complicate e mettono a rischio anche gli operatori in queste ore impegnati nei soccorsi”. Lo ha detto il capo della protezione civile, Fabrizio Curcio, intervenuto a Porta a Porta. “A mano a mano che si procede – ha aggiunto – è necessario verificare la stabilità del materiale che si va levando, delle macerie. La quantità di neve entrata nella struttura, di fatto implodendo all’interno di quota parte della struttura ha creato un parziale collasso, la struttura si è mossa, si è spostata. Bisogna tutelare gli operatori, persone che hanno lavorato al limite dell’impossibile. C’è pericolo continuo di crolli – ha aggiunto – bisogna andare avanti verificando e mettendo in sicurezza. E’ tutto molto complicato”.

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