I cinesi a Milano non muoiono mai: nel 2016 su 28mila solo 14 decessi

A Milano colpiscono i numeri bassissimi di decessi dei cinesi, a fronte delle numerose nascite. La spiegazione, in realtà, è in parte anagrafica, in parte culturale

I cinesi, in Italia, non muoiono mai. La vecchia leggenda metropolitana sembra trovare conferma nei dati dell’Anagrafe milanese: su una comunità di 28mila persone, a fronte di molte nascite nel 2016 ci sono stati solo 14 decessi, 22 nel 2015, 24 nel 2014.

Addirittura in via Paolo Sarpi, cuore della Chinatown milanese, non c’è stato nessun decesso. Possibile? Quale il loro elisir di lunga vita?

In realtà la spiegazione c’è. Ed è di duplice natura: anagrafica e culturale.

Innanzitutto i cinesi di seconda generazione, quelli nati in Italia da immigrati, vengono registrati all’Anagrafe come italiani ed escono quindi dalle statistiche.

Inoltre i cinesi milanesi sono mediamente molto giovani. Gli anziani sono la minima parte. Sono 4.801 quelli tra 0 e 10 anni, 2.997 hanno tra 11 e 20 anni, 5.518 tra 21 e 30 anni, 5.557 hanno tra 31 e 40 anni, 5.254 tra 41 e 50 anni

La seconda spiegazione è culturale. Come spiega un articolo del Giornale, i cinesi di prima generazione desiderano morire nella loro terra d’origine e scelgono quindi di trascorrere l’ultima fase della propria vita in Cina, dove ricevono le cure che considerano migliori e in modo più economico.

Discorso a parte quello degli “invisibili”, ovvero i cinesi che non esistono e che quindi non vengono registrati neppure da morti. Sono i clandestini, che nel caso della comunità cinese secondo alcune stime sono intorno al 30 per cento.

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