Il Monte Olimpo è la montagna più alta del sistema solare

Fu individuato per la prima volta nel 1877 dall'astronomo italiano Giovanni Schiaparelli

9 Dicembre 2021
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Fonte: 123rf

Chissà che cosa avrebbero detto gli antichi Greci se avessero scoperto che su Marte c’è un Monte Olimpo ben più alto di quello che loro consideravano la casa degli dei. Nel 1877 l’astronomo Giovanni Schiaparelli, che stava osservando la superficie del pianeta rosso, osservò un bagliore unico nel telescopio. Su Marte sembrava ci fosse una superficie innevata.

Come riporta il sito Vanillamagazine.it Schiaparelli aveva appena individuato l’Olympus Mons, il rilievo montuoso più alto dell’intero sistema solare: un picco di 25 chilometri e 600 chilometri di diametro. I bagliori che Schiaparelli aveva osservato non erano dovuti alla neve ma all’anidride carbonica ghiacciata.

Un osservatore che si trovi su Marte non sarebbe in grado di comprendere la propria elevata posizione. Il Monte Olimpo è sì altissimo, ma il suo gigantesco diametro non consente di comprenderne l’altezza quando ci si trova sulla sommità. L’unico modo di apprezzare le dimensioni del Monte Olimpo è quello di guardarlo dallo spazio.

Nonostante le sue dimensioni, l’Olimpo è uno dei vulcani più giovani su Marte, dal momento che si è formato durante il periodo esperiano. Proprio per la sua giovane età gli scienziati ritengono che questo vulcano possa essere ancora attivo e in grado di crescere.

L’Olimpo, nonostante sia il più grande Vulcano conosciuto, al momento di un’eruzione non creerebbe un’esplosione devastante poiché è un vulcano a scudo, che lascia cioè defluire la lava sottostante in modo continuo, senza creare alcuno scoppio.

Questo flusso costante di lava si indurisce formando i lati del vulcano, ed è questo il motivo per cui i vulcani a scudo hanno salite sempre molto graduali, e da qui la bassa pendenza del monte, che si ferma al 5% medio.

Tutti questi dettagli vengono dalla sonda NASA “Mariner 9”, che nel 1971 esplorò la superficie di Marte. Arrivata a orbitare sul pianeta rosso il 14 novembre, durante una violenta tempesta di sabbia, inviò alla terra immagini che consentirono di comprendere ciò che Giovanni Schiaparelli aveva già intuito con il suo telescopio quasi 100 anni prima.

L’astronomo italiano aveva battezzato quel bagliore la “Nix Olympica”, neve dell’Olimpo, ma gli scienziati della NASA ribattezzarono “Olympus Mons” il gigantesco rilievo, proprio per valorizzare la nuova scoperta.

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