Il padre d'Italia: il film di Fabio Mollo al cinema

Fabio Mollo torna nelle sale con ‘Il padre d’Italia’: pellicola d’autore che indaga nella personalità dei due protagonisti

Fonte: Instagram

Il Padre d’Italia’, in sala dal 9 di Marzo, è un film serio e ben costruito da Fabio Mollo, regista e sceneggiatore classe 1980 già conosciuto per ‘Il Sud è niente’ e ‘Vincenzo da Crosia’. La pellicola può essere etichettata come un dramma generazionale o un ‘on the road’ sentimentale, ma forse poco importa la categoria di riferimento.

Gli elementi che rendono il prodotto finale particolarmente interessante sono un soggetto dal fascino intramontabile come il viaggio; due bravi attori – Isabella Ragonese e Luca Marinelli; personaggi contemporanei; una fotografia ben costruita ed una colonna sonora coinvolgente e fresca.

La trama

Paolo (Luca Marinelli) e Mia (Isabella Ragonese) sono due giovani adulti che, per orologio biologico e circostanze socio-culturali, si trovano in una delle fasi più complesse della vita: quello in cui il treno della serenità sembra allontanarsi per sempre. Si conoscono in un locale gay.

Paolo ha da poco rotto con il suo compagno e si protegge dal dolore attraverso una corazza di razionalità, distacco e solitudine. Mia è una cantante incinta la cui personalità sta all’opposto, istintiva ed emozionale si scaglia addosso alla vita ma finisce spesso per nascondere la verità. I due intraprendono un viaggio che da Torino li porterà a raggiungere Reggio Calabria dopo Roma e Napoli.

Il viaggio, la scoperta e la forma

Come già accennato, il topos della pellicola non è certo fra i più originali: mentre scorrono i chilometri i due personaggi indagano se stessi, imparano a conoscersi e ad amare l’altro. Qualsiasi sia la definizione di amore che possiamo provare a dare. Malgrado il film accenni a tematiche sociali e private particolarmente contemporanee (come la precarietà economica e affettiva) la sua struttura rimane legata al fascino del viaggio, in quanto occasione di scoperta e della conoscenza di sé e punto da cui rinascere. Il tentativo di Mollo è chiaro: «Volevo raccontare chi della mia generazione smette di essere figlio e prova a diventare genitore».

Il film è coinvolgente anche per via degli aspetti di forma ben calibrati come una fotografia emozionante. La colonna sonora coniuga suoni elettronici che rimandano a pezzi celebri del passato rivisitati in chiave contemporanea: questa scelta fa si che il pubblico riconosca le musiche e sappia farsi coinvolgere da queste senza gettare il film in periodi passati a cui non appartiene.

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