Il passato choc del lottatore: “In Iraq ho ucciso donne e bambini”

Sta facendo il giro del web il post su Facebook dello sportivo statunitense.

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Fonte: Getty Images

Tim Kennedy, lottatore di arti marziali miste statunitense, nasconde un passato davvero incredibile.

Il 37enne sportivo americano, particolarmente conosciuto in patria, per aver conteso il titolo dei pesi medi Strikeforce per ben due volte nel 2010 e nel 2012 ha deciso di sfogarsi su Facebook.

Kennedy è anche un militare e serve a tempo pieno nell’esercito statunitense. E nel 2004, per ben due anni, ha lasciato le gare professionistiche per entrare ufficialmente nel corpo dei berretti verdi, con il quale ha supportato la guerra d'Iraq e la guerra in Afghanistan.

E sui social il lottatore è tornato a parlare di quel periodo come cecchino delle Forze Speciali rivelando dei particolari clamorosi: “Ogni giorno mi chiedono perché non soffro di disturbo post-traumatico da stress. Sono probabilmente l'ultima persona sulla Terra a cui dovreste fare queste domande. Ho ucciso donne e bambini durante la guerra. Ho visto i miei amici e i miei compagni morire bruciati vivi. La mia vita di adulto è piena di quelle cose di cui sono fatti i film horror. Potrei avere gli incubi ogni notte, oppure essere in cura per il DPTS, se non scegliessi ogni giorno di fare la differenza per me e soprattutto per quegli uomini che mi sono morti accanto”.

Poi Kennedy spiega la sua personalissima ricetta per evitare di finire schiacciati da questi terribili ricordi: “Ve lo dico io come stare meglio. Smettetela di fare le fighette. Alzatevi e allenatevi. Allenatevi finché non vi sanguinano le mani e il sudore non vi diventa acido. Allenatevi fino a collassare. Vi ripulirete. Fatevi un pasto sano. Guardate il vostro lato migliore, vestitevi bene. Trovate qualcosa di più grande di voi e dedicatevi interamente a questo. Se è la famiglia, siate i migliori padri del mondo. Se siete poliziotti, pompieri, spazzini: siate i migliori. Non è questione di stare meglio, è questione di dare, di contribuire, è questione di diventare la miglior versione di voi stessi. Non mi frega nulla di quello che la gente pensa”.

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