Il resort fantasma da 8 stelle in Belize, a Varese truffati vip e pensionati

Operazione della Gdf Varese: 7 arresti e 18 mln sequestrati

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Milano, 17 gen. (askanews) – La presentazione di Puerto Azul, il resort esclusivo da 8 stelle che sarebbe dovuto sorgere nell’atollo intorno al Blue Hole al largo del Belize, era avvenuta nel maggio 2014 nella cornice di Villa Saint George, una delle più prestigiose della Croisette, in occasione del Festival di Cannes. Le cronache patinate di allora riportano la presenza di personaggi del calibro di John Travolta, Andrea Bocelli, Rosario Dawson, tra gli altri. Oggi quell’avventura immobiliare è finita con sette arresti e un sequestro di beni e risorse finanziarie da 18 milioni. A porre fine alla truffa ai danni di oltre 200 privati risparmiatori e investitori i finanzieri del comando provinciale di Varese.

Al termine di un anno di indagini le fiamme gialle sono riuscite a disarticolare un’organizzazione criminale internazionale, con basi in Italia, Lussemburgo, Svizzera, Caraibi e Londra, e dedita alla truffa aggravata, appropriazione indebita, abusiva attività finanziaria e bancaria, sollecitazione e raccolta abusiva del risparmio, ostacolo alle funzioni di vigilanza, riciclaggio, autoriciclaggio, circonvenzione di incapaci, falso in atti e sostituzione di persona.

A mettere in piedi il sodalizio criminale Domenico Giannini, italiano emigrato a Lugano, e Fabio La Rosa, un broker finanziario e impresario residente a Santo Domingo. I due si avvalevano di una rete di collaboratori che hanno indotto nel tempo ignari investitori e risparmiatori a investire circa 20 milioni di euro, con la promessa di altissimi rendimenti. I 40 collaboratori tramite cui agiva Giannini, venivano formati per perpetrare la raccolta abusiva dei fondi in Italia. Tra loro spiccano le figure di Olimpio Aloisi, Claudio Bocchia e Roberto Giammarco.

Il castello truffaldino, scrivono i finanzieri, si è avvalso anche di eventi propagandistici e del coinvolgimento, attraverso il manager Oscar Generale, di stars hollywoodiane e artisti internazionali, come John Travolta e Andrea Bocelli, la cui immagine è stata strumentalizzata a loro insaputa, addirittura facendoli assurgere a rango di ambasciatori del progetto e soci della Puerto Azul international Holding facente capo a Giannini e La Rosa. le star, oltre a risultare estranee al progetto, hanno fornito, come nel caso del Bocelli, un rilevante contributo alle indagini.

Un dato da sottolineare è che tra i clienti raggirati c’erano tanto facoltosi imprenditori che avevano necessità di reinvestire denaro frutto di evasione fiscale quanto pensionati risparmiatori: si va dal caso eclatante dell’imprenditore che ha investito 6,5 milioni di euro a un novantenne, truffato di 700.000 euro attraverso una firma falsa sul contratto di investimento e su un assegno bancario.

Il promotore, procedeva abitualmente così: dopo aver individuato il cliente, faceva una prima verifica sulla capacità finanziaria dello stesso e sulla volontà di “diversificare” il portafoglio; successivamente, il cliente andava negli uffici di Lugano della Dgh Sagl (holding facente capo a Domenico Giannini), dove venivano mostrati il plastico del progetto e un video accattivante sull’atollo del Belize e sui modelli di costruzioni da realizzare. A questo punto si procedeva con la stipula di contratti “simulatori e artificiosi” (esempio di “time sharing immobiliare”), creati per irretire la clientela e indurla all’investimento, mediante bonifici effettuati su conti “di sponda”, interposti tra i conti dell’organizzazione (ubicati in Svizzera, Lussemburgo e Belize) e i conti di partenza dei clienti. In questo modo si eludeva la vigilanza degli istituti di credito dove prestavano il proprio mandato i promotori e dove era allocato il portafoglio dei clienti.

Il denaro raccolto, dopo essere transitato su conti correnti in Lussemburgo e Belize, tornava, in buona parte, su conti svizzeri di Giannini, il quale lo utilizzava per pagare professionisti e collaboratori facenti parte della “rete di agenti” dediti alla raccolta dei fondi, per alimentare la truffa secondo il cosiddetto “schema Ponzi”, oltreché per sue spese ed esigenze personali.

Tra le false garanzie per dare credito al progetto, spicca quella del capitale sociale della Puerto Azul international Holding Corp., indicato fantomaticamente in un miliardo di dollari, che non è mai stato versato.

I finanzieri varesotti per incidere concretamente e tempestivamente sulla attività criminale hanno sottratto ai responsabili anche 26 immobili, 27 terreni, quote societarie di 10 imprese, 6 autovetture e 18 conti correnti.

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