Glen Matlock è ancora uno degli uomini più punk dell'universo

Abbiamo incontrato Glen Matlock, bassista e fondatore dei Sex Pistols, e chiacchierato con lui di trap, Royal Wedding e della sua carriera da solista.

Non capita tutti i giorni di incontrare una leggenda della musica e Glen Matlock, co-fondatore dei Sex Pistols e tra gli inventori del punk, non può essere definito in altra maniera.

L’autore di brani passati alla storia, come “Anarchy in the U.K.”, “God save the Queen” e “Pretty vacant” attualmente è in giro per il mondo con un tour internazionale che lo porterà persino in India, Corea e Dubai, senza dimenticare l’Italia che – a quanto pare – ama e conosce bene: “Penso di aver visitato più città italiane di te” – ci racconta ridendo – “sono stato a Roma, Milano, Firenze, Modena, Genova, Napoli, Bologna, Brescia, Rimini…”. Tutto questo, in attesa di ascoltare le nuove canzoni dell’album da solista, “Good To Go”, in uscita il 24 agosto, con la collaborazione di Earl Slick e Slim Jim Phantom.

Glen Matlock – però- è stato soprattutto uno dei componenti del gruppo punk più importante, influente e irriverente della storia della musica. Insieme a Johnny Rotten, Steve Jones e Paul Cook, Matlock ha fondato i Sex Pistols nel 1975, a Londra. In tre anni di carriera, quattro singoli e un solo album in studio, la band ha rivoluzionato completamente la scena musicale internazionale, inventando – praticamente da zero – il movimento estetico e musicale.

Glen Matlock è co-autore di 10 dei 12 grandi successi dei Sex Pistols contenuti nell’unico album in studio della band, “Never mind the Bollocks, Here’s the Sex Pistols”, del 1977, anche se quando è uscito, il bassista aveva già lasciato il gruppo ed era stato sostituito da Sid Vicious. All’epoca, si disse che Matlock avesse lasciato il gruppo per forti dissidi con Johnny Rotten, ma nel corso degli anni ci sono state diverse reunion della band, e Glen è stato sempre presente.

In seguito, Matlock ha poi formato i Rich Kids, gruppo new wave in cui suonava anche Midge Ure, che poi sarebbe diventato il cantante degli Ultravox. Dopo un solo album, la band si scioglie e Glen Matlock suona in altri progetti punk e post-punk, partecipando anche a un album di Iggy Pop.

Dopo aver pubblicato un’autobiografia, “I was a teenage Sex Pistols”, in cui il bassista racconta la sua adolescenza e la formazione della band che gli ha cambiato la vita, Glen Matlock si è dedicato ad una carriera da solista. In attesa di ascoltare il suo nuovo album, in uscita ad agosto, abbiamo fatto quattro chiacchiere con Glen Matlock, leggenda del punk.

glen matlock live intervista supereva

“Good To Go, il tuo nuovo album da solista, esce il 24 agosto. Quanto tempo sei stato a lavoro su questo LP?

Diciamo che tutto è iniziato tre anni fa in America, quando ho registrato la maggior parte delle canzoni che trovi nell’album assieme ad un batterista e un chitarrista, entrambi miei amici. Fai conto che abbiamo registrato qualcosa come sedici o diciassette pezzi. Una domanda sicuramente lecita ma alla quale non saprei rispondere di preciso è come mai l’album esce adesso, dopo così tanto tempo.

Concentriamoci un attimo sul basso come strumento musicale: che tipo di evoluzione hai avuto dai Sex Pistols fino al sound di questo “Good To Go”, che si avvicina più al rockabilly?

In realtà –  pur essendo un bassista – non ho quasi mai suonato il basso, ho suonato più spesso la chitarra nelle band di cui ho fatto parte. Anche il mio suono più punk è in realtà una sorta di switch tra il classico riff “ta-ta-ta-ta-ta-ta-ta” che – sotto certi punti di vista – è più vicino allo swing e una serie di ispirazioni, per esempio mi ha influenzato molto il sound di David Bowie, soprattutto durante periodo di Ziggy Stardust. Poi negli anni ho suonato davvero tanta roba diversa, compreso queste recenti rockabilly vibes che però non escludono del tutto i suoni e le influenze che ho avuto in passato.

Il patrimonio e certi atteggiamenti punk sono stati oggi saccheggiati dall’hip-hip, in particolare dalla trap. E’ qualcosa che ti dà fastidio?

No, non mi dà realmente fastidio, se devo essere sincero. Anche il punk – a modo suo – ha preso in prestito certi capi di vestiario da culture precedenti, pensa alle giacche del primissimo rock’n’roll. Penso sia una cosa assolutamente normale per le generazioni successive ispirarsi a quelle precedenti, anche perché oggi è difficile riuscire ad inventare qualcosa di realmente innovativo: sono passati quarant’anni dalla cultura punk e diventa ogni volta sempre più difficile. Ecco perché non mi dà molto fastidio.

E – per esempio – che tipo di sensazione ti trasmette vedere ragazzini che vanno in giro con la maglietta dei Sex Pistols, senza neanche aver mai ascoltato una loro canzone?

E’ una cosa che trovo molto divertente, in qualunque città oggi tu vada da Londra a Los Angeles vedi camminare per strada dei giovani con la maglietta dei Sex Pistols. E la cosa ancora più spassosa è che li vedi tutti orgogliosi per aver comprato questa maglietta; quando poi gli chiedi “Perché hai comprato la maglietta dei Pistols, cosa ti ricorda questa band?”, ti rispondono: “Ma no, a me non frega niente della band, io l’ho comprata perché faceva figo”.

Come racconteresti i Sex Pistols ad un ragazzino di oggi?

Gli direi che i tempi che abbiamo vissuto sono stati inevitabili, qualcosa che doveva per forza succedere.

I più aficionados del punk considerano i Sex Pistols un’icona dal punto di vista estetico, ma dal punto di vista musicale un gruppo a parte.

Quando abbiamo creato i Sex Pistols non esisteva il punk come lo intendiamo oggi, ovvero come corrente musicale, al massimo eravamo agli albori nello stille e nelle movenze. Quello che noi abbiamo fatto, è stato connettere le due correnti, quella estetica e quella musicale. Il punk è venuto fuori grazie ai Sex Pistols e noi eravamo i Sex Pistols.

Nel 2006 avete rifiutato di entrare nella Rock & Roll Hall of Fame, però.

No, no, un attimo: John ha rifiutato, io sarei voluto andare, Steve sarebbe voluto andare e Paul anche.

In che rapporti sei oggi con Johnny, Steve e Paul?

Ogni tanto vedo Paul e Steve, quando non siamo in giro a suonare. John invece lo vedo raramente, è capitato una volta di incrociarsi da qualche parte in Spagna dove abbiamo suonato sullo stesso palco.

Ma quella leggenda secondo cui saresti stato cacciato dai Pistols perché ti piacevano i Beatles, è vera?

No, non è assolutamente vera. E’ una cosa che si è inventato Malcolm McLaren perché Johnny Rotten è un grande sul palco ma non è proprio il massimo quando sei costretto a passare la vita con lui nel retro di un Van per 24 ore al giorno.

Negli anni più volte si è vociferato di possibili reunion dei Sex Pistols. Onestamente, pensi che un giorno sarà possibile rivedervi assieme?

Tutti noi ex membri dei Sex Pistols abbiamo oggi una carriera separata e riunire i Sex Pistols vorrebbe dire rinnegare tutto il percorso che abbiamo fatto negli anni, sarebbe come ricominciare da capo un’altra volta. Corrisponderebbe ad una regressione per me, per Steve, per Paul e anche per John.

Prima di iniziare quest’intervista, abbiamo chiacchierato un po’ e mi hai raccontato che frequenti spesso l’Italia sia per lavoro, che per vacanza. Cosa ti piace e cosa non ti piace del nostro Paese?

So che avete una situazione politica abbastanza “hot”, ma a parte questo non riesco a considerare l’Italia un Paese infelice. Avete uno spirito meraviglioso, per non parlare dell’architettura e del clima.

Hai seguito il Roayl Wedding di Harry e Meghan?  

Certo, l’ho guardato in diretta tv: la mia compagna ci teneva e lo abbiamo guardato assieme. Tutto molto figo, tu lo hai visto?

Ti dico la verità, Glen? No…ma “Dio salvi la Regina”!

intervista glen sex pistols

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