Spencer Elden, intervista esclusiva al bimbo più famoso del rock

Finendo sulla copertina di "Nevermind" dei Nirvana, Spencer Elden è diventato il bambino più famoso della storia del rock: lo abbiamo intervistato.

Era il 1991 quando il fotografo Kirk Weedle – a cui era stato commissionato di scattare una foto per la copertina di un album bussò alla porta dei suoi amici, i coniugi Renata e Rick Elden, per chiedere di “prestargli” il loro bambino. Tale Kurt Cobain, leader di  un gruppo grunge chiamato Nirvana (che si stava facendo strada nel mondo della musica rock), aveva visto il filmato di un parto in acqua e aveva deciso che la copertina del suo prossimo album avrebbe dovuto richiamare quell’atmosfera. Né Kirk Weedle, né i coniugi Elden, né tantomeno il piccolo Spencer potevano immaginare che di lì a poco sarebbero entrati a far parte  della storia.

Tutti hanno bene in mente l’iconica immagine che compare sulla copertina di “Nervermind”: un bimbo che nuota verso un bigliettone da un dollaro agganciato ad un amo da pesca. Quel neonato era Spencer Elden: oggi ha 27 anni e lavora nel mondo dell’arte (ma non in quello della musica). Per quella foto i suoi genitori ricevettero soltanto 200 dollari, ignorando che il loro piccolo era stato appena immortalato sulla copertina di uno dei più grandi album di tutti i tempi.

Spencer Elden – però – non ha mai visto altri soldi da quella copertina, nonostante “Nevermind” sia stato uno degli album più venduti della storia della musica rock: oltre 30 milioni di copie. Non ha neanche mai avuto l’opportunità di incontrare Kurt Cobain – che è morto quando lui aveva soltanto tre anni – né di parlare con gli altri membri dei Nirvana, che però gli hanno fatto recapitare il disco di platino ottenuto da “Nevermind”.

Spencer Elden è sempre stato un po’ confuso ma contemporaneamente orgoglioso di essere il bambino della copertina di “Nevermind”, tanto da essersi tatuato la scritta sul petto. “Nevermind” è senza ombra di dubbio l’album più famoso dei Nirvana: all’interno sono contenute canzoni che hanno sengato la storia della musica, come “Smells Like Teen Spirit” e “Come As You Are”.

Durante l’anniversario per i 25 anni di “Nevermind” John Chapple ha chiesto a Spencer di rifare la stessa foto sott’acqua e lui ha accettato. Il fotografo – simbolicamente ha dato a Spencer 200 dollari, gli stessi che furono dati ai suoi genitori per il famoso scatto.

Spencer è oggi un ragazzo molto simpatico e disponibile, vive in Florida e quando parla è sicuro di sé. “In Italia sono stato una volta sola, purtroppo” – esordisce. “E’ stato quando sono venuto a Venezia, alla Biennale: ero lì per lavoro e quindi è stata proprio una toccata e fuga, ma è davvero una città fighissima e mi sono divertito molto”

Abbiamo fatto una piacevole chiacchierata con Spencer Elden e ci siamo fatti raccontare un po’ di cose sia sulla copertina che ha segnato la storia del rock, sia su com’è la sua vita oggi.

spencer elden confronto

È vero che tua mamma aveva fatto una sorta di profezia quando sei nato, ovvero che un giorno la tua immagine sarebbe stata un po’ ovunque?

Sì, è vero. Quando ero molto piccolo e incontrava qualcuno che conosceva al supermercato o nei negozi, era molto sicura di questo.

Eppure, quando è stata scattata la foto i Nirvana non erano ancora così famosi.

Credo che i Nirvana abbiano fatto davvero un bell’affare con la copertina di “Nevermind”, che è stata forse la prima virale della storia della musica: non c’era ancora YouTube, non c’era Instagram. C’era solo la forza iconica dell’immagine.

Kirk Weedle e i tuoi genitori erano amici, è per questo che hanno accettato che loro figlio scattasse questa foto?

Sì, Kirk era molto amico sia di mio padre che di mia madre e penso sia anche per questo abbiano accettato la sua proposta di farmi fare uno shooting sott’acqua. Anzi, credo addirittura che sia stata mia mamma a consigliare a Kirk di iniziare a scattare sott’acqua, nonostante lui le avesse detto che questo tipo di lavoro poteva avere dei rischi. Così lei è scesa con me per farmi da supporto e per soffiarmi in faccia, per stimolare i miei riflessi durante lo scatto. Alla fine non è che io abbia fatto molto, se non aver preso parte a questo shooting: a ripensarci oggi è strano e per certi versi anche divertente.

Ovviamente tu avevi quattro mesi e non ricordi nulla di quei momenti, ma ti sarai comunque fatto un’idea di qualche tipo. Come ti sei immaginato quello shooting?

Non saprei, anche se sicuramente dev’essere stata una cosa super interessante aver preso parte ad un evento come questo. Se faccio un passo indietro e penso a quel bambino – oltre a viverla come un’esperienza positiva – qualche mi sento un po’ a disagio. Del resto non è come un giocatore di baseball che gioca e si allena ogni giorno per raggiungere un risultato, piuttosto è come se un giorno decidi di aiutare un tuo amico con il suo progetto senza immaginare che da lì a qualche anno quello che hai fatto sarà ricordato in tutto il mondo. Diciamo che sono diventato famoso mio malgrado: fondamentalmente il mio disagio proviene dal fatto di non aver capito fino in fondo che diavolo ci faccio io lì dentro.

Hai più incontrato Kirk Weedle in tutti questi anni?

Sì, qualche volta. In compenso non ho mai incontrato Kurt Cobain… (ride)

Quanti anni avevi la prima volta che hai realmente capito l’impatto di quell’immagine?

Oh, non saprei. Quando ero più giovane non ho mai compreso a fondo la rilevanza di quella foto, ma ancora oggi mi capita di non pensarci troppo. Comunque va tutto bene, vivo bene lo stesso anche senza preoccuparmi troppo di quell’immagine.

È vero che non sei apparso solo sulla copertina quell’album?

Sì, sono finito anche su “The Dragon Experience” di cEvin Key, che è un album davvero figo! Kevin stava lavorando ad un nuovo progetto solista e il caso ha voluto che la sua ragazza fosse stata la mia baby-sitter. All’epoca lui era ancora nella formazione degli Skinny Puppy, ma appena ha saputo che io ero il bambino della cover di “Nevermind” dei Nirvana, mi ha chiesto di fare la copertina del suo primo album solista. La foto è stata scattata quando avevo una decina d’anni in una zona vicino agli Universal Studios di Hollywood e per la copertina sono stati aggiunti poi degli elementi grafici presi da un sogno che lo stesso Kevin aveva fatto. E’ un album molto bello e sono sorpreso tu mi abbia chiesto anche di questa copertina: è strano pensare che quando ero ancora così piccolo avessi già ricevuto già tante attenzioni.

Parliamo un po’ di te, Spencer: cosa fai oggi?

Ho fatto diversi lavori negli ultimi anni, ma ultimamente mi sono concentrato sul mercato dell’arte e sull’organizzare mostre e gallerie d’arte.

Per cui, quando sei venuto alla Biennale di Venezia è stato per lavoro…

Sì, quella volta che sono stato a Venezia lavoravo per Shepard Fairey (quello di Obey, nda.), che è davvero una gran bella persona. Tra l’altro lui è anche molto appassionato di musica e ha sempre trovato figo il fatto che io abbia preso parte a quell’album dei Nirvana. Un altro grande artista con cui ho lavorato – sempre grazie a Shepard – è Cleon Peterson, ci siamo conosciuti dopo che ha visto dei miei schizzi. Lavorare per Shepard Fairey è stata una delle più belle esperienze della mia vita e mi ha dato la possibilità di conoscere un sacco di persone interessanti.

Ti piacerebbe lavorare in Italia?

Mmm…dipende. Può anche darsi che un giorno decida di lasciare il business dell’arte e abbandonare i miei progetti e prendere in considerazione altri settori e altre opzioni.

Suoni qualche strumento, per caso?

No, non suono nessuno strumento, ma mi occupo di arte, per cui conosco un sacco di gente che suona e ancora di più gente che lavora in etichette musicali, che produce album e via dicendo. Questo per dire che mi sono fatto un’idea precisa di cosa significhi produrre un album e lavorare su un progetto musicale.

E oltre – ovviamente – ai Nirvana, che musica ascolti?

I Clash, i Sex Pistols…

Pensa che un paio di settimane fa ho intervistato il grande Glen Matlock dei Sex Pistols.

Oh, che figata! Com’è andata la vostra chiacchierata?

Benissimo! Lui è molto appassionato dell’Italia, viene spesso da queste parti ed è stata una bella intervista. Mi sembra di capire che ti piace il punk…

Sì, mi piace molto il punk…i Clash, i Sex Pistols, i Bad Brains. Ma anche tutto il rock classico, tipo i Led Zeppelin.

L’hip-hop invece lo ascolti?

Sì, dai. Un pochino.

E la trap?

Sì, anche perché in California non si sente altro.

Per concludere, Spencer: mi piacerebbe sapere cosa pensi di XXXTentacion, visto che molti lo paragonano ad una versione moderna di Kurt Cobain.

Penso che qualche similitudine ci sia. Entrambi riescono in maniera interessante e con poche e dirette parole a creare immagini molto potenti e visionarie. La sua musica è davvero ben fatta, anche se il sound è minimal e riesce contemporaneamente – grazie alla scrittura – ad andare dritto al punto, ma allo stesso tempo a lasciar spazio ad interpretazioni. Al di là della musica, anche la loro storia è molto simile: la società può decisamente consumare le persone.

Intervista a Spencer Elden

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