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Intervista a Tony Hadley: "Ai miei figli non parlo degli anni 80"

Dalla religione all'amicizia con Simon Le Bon, la leggenda degli Spandau Balllet si racconta in esclusiva in questo podcast.

Avete presente quelle case di campagna inglesi, quelle con i mattoni grigi a vista, con i camini strani e circondate dai fiori? Quelle che dentro sono piene di legno e hanno i divani di pelle rossa, dentro cui ci sprofondi. All’apparenza, non certo il luogo più adatto per un giramondo, uno che più di chiunque altro ha rappresentato la nuova onda di modernità romantica, nella musica e non solo. Eppure, è proprio in un luogo così stereotipato e tranquillo che si va a coricare ogni sera Tony Hadley, frontman degli Spandau Ballet e leggenda vivente.

Da lì lo raggiungiamo per registrare questo podcast, un’occasione più unica che rara per tutti coloro che hanno nel cuore hit come “Gold”, “True” o “Through the Barricades”, di ascoltare quegli anni raccontati direttamente dalla voce di Tony Hadley. Attualmente l’ex leader degli Spandau ha intrapreso una carriera solista, che porta avanti già da qualche anno e lo ha visto impegnato in alcuni concerti nel nostro Paese, tra cui uno il prossimo 31 luglio all’Auditorium Parco della Musica.

Tra una passeggiata e l’altra con il suo cane, Tony non disdegna oggi una birra al pub con il (finto) rivale Simon Le Bon, brindando a tutti quelli che hanno alimentato e creduto alla diatriba Duran Duran – Spandau  Balllet. Non ci credete? Ascoltate il podcast, a raccontarlo è proprio lui e per dimostrarlo ci ha cantato anche qualche secondo di “Save a prayer”.

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