Intervista a Vegas Jones: "Orgoglioso di rappresentare l'Italia"

Dai palazzoni di Cinisello Balsamo ad un feat. con i One Republic: la parabola di Vegas Jones, uno dei rapper più ascoltati del momento

Dai palazzoni di Cinisello Balsamo ai One Republic: è la storia di Matteo Privitera, che più facilmente conoscete come Vegas Jones, nome dentro cui è già condensata tutta la sua passione per l’America.

Chi l’avrebbe mai detto che quel ragazzo sarebbe passato dalla quartiere cinisellese di Bellaria (al quale ha dedicato anche il suo ultimo album, “Belair”) a collaborare con una delle band più famose a livello internazionale, i One Republic? Lui stesso stenta a crederci. Eppure è tutto vero: domani esce infatti il singolo “Start Again”, una collaborazione che ha lanciato Vegas Jones fuori dai confini nazionali e che potrebbe essere il preludio a nuovi sodalizi artistici oltreoceano.

Un rap spinto che si mescola sonorità trap, che anche nei pezzi più “motivazionali” evita di sollazzarsi in palpiti slow, come del resto desidera oggi il pubblico, soprattutto quello più giovane, tra cui Vegas è infatti una vera e propria star.

Voglia di riscatto sociale, di cantare la periferia ma allo stesso tempo di uscirne. Vegas Jones ha iniziato a comporre la sua strada di mattoni gialli già nel 2013, quando ha cominciato a partecipare a diversi live-contest in giro per l’Italia, dove si è fatto notare dai maggiori produttori discografici. “Funky Shit Vol.1” è il suo primo lavoro, mentre “Oro Nero” è il mixtape che ha pubblicato insieme alla Honohiro Exclusive, etichetta musicale romana con la quale è stato messo sotto contratto.

Come molti degli artisti della sua generazione, Vegas Jones si è imposto nella scena rap e trap italiana grazie a YouTube: i video dei suoi freestyle hanno raggiunto le migliaia di visualizzazioni sul web e continuano a essere commentati positivamente dagli amanti del genere. “Chic Nisello” è invece un mixtape che Vegas Jones decide di rendere disponibile gratuitamente nel 2016. Una scelta che lo scaglierà direttamente nell’Olimpo delle giovani promesse del rap: alla produzione del disco, infatti, hanno partecipato anche Emis Killa e Nitro, cosa che contribuisce a puntare i riflettori su di lui. Ed è proprio “Trankilo”, tratta da questo album, che gli ha fatto guadagnare il disco d’oro e tanta, tanta popolarità

Il 23 marzo 2018 è uscito il già citato “Bellaria”, suo nuovo album. Cos’altro? Ah, sì. Un grosso tour imminente, per non farsi mancare nulla: il 2 novembre Vegas Jones suonerà infatti a Napoli, il 4 novembre a Milano, l’8 novembre a Venaria Reale, il 9 novembre a Bologna e l’11 novembre a Roma.

Abbiamo chiacchierato un po’ con Vegas Jones e ci siamo fatti raccontare della collaborazione con i One Republic, del tour e anche della sua collana.

vegas jones intervista

Venerdì esce “Start Again”, il tuo singolo con i One Republic. 

Sono molto felice di questa collaborazione: ancora stento a crederci, eppure è tutto vero. Naturalmente è un ritorno del duro lavoro che abbiamo fatto e per questo ho cercato di dare il meglio di me in quella strofa.

Come mai proprio i One Republic?

Cercavano una voce europea per il loro singolo e sono stato scelto, tutto qui. E’ prima di tutto un grande onore perché dimostra che ormai il rap può arrivare sempre più lontano.

Tra l’altro sei tra i primi rapper italiani a uscire dall’orticello dell’hip-hop. Molti tuoi colleghi hanno già collaborato con grossi nomi internazionali, ma sempre rimanendo nell’ambito del genere.

Esatto, è stata proprio una bella sfida. E’ bello rappresentare l’Italia con un gruppo così importante: un onore e un vero piacere.

Torniamo un attimo indietro, a “Chic Nisello”: volevo parlare di “Trankilo”, che ho sempre trovato una traccia terapeutica. Qual è il segreto di questo brano?

Credo che il segreto risieda in una serie di fattori e alchimie che sono venuti fuori per la prima volta in Trankilo e che poi ho proseguito nel nuovo disco con un paio di tracce:“Yankee Candle” e “Malibu”, che hanno un po’ quella stessa vibe di riscatto. Tantissima gente – come dici tu – trova “Trankilo” una traccia mistica e terapeutica, è una cosa molto particolare. Ciò che mi fa gasare di più è che tutti e tre sono pezzi che – a modo loro – hanno sempre elevato il livello del progetto dentro cui stavano e – cosa che mi fa ancora più piacere – è che sono tutte tracce che riescono a esprimere molto me stesso. Com’era successo per “Trankilo”, adesso anche “Malibu” mi sta indirizzando esattamente sulla strada che voglio prendere, questo significa che non c’è niente di costruito a tavolino nella musica che faccio.

Ho letto diverse interviste nelle quali sostieni che la Trap sia il nuovo cantautorato. Se hai fatto quest’affermazione, significa che un po’ di cantautori li mastichi, per cui proviamo a fare insieme un esperimento. Ti dico tre nomi e tu mi dici a quale dei tre ti senti più vicino: Fabrizio De André, Lucio Battisti, Francesco De Gregori.

Non saprei, davvero. Se vuoi ti dico qualcosa di americano: non mi sono mai ispirato al cantautorato italiano.

Dimmi.

Non mi voglio discostare troppo da quel periodo, così capisci che la mia è una scelta più che una mancanza di cultura. Mi sono sempre ritrovato molto più vicino ad artisti della black music come Ray Charles, Marvin Gaye o Bobby Bland. Anche perché – a livello di cantautorato – ho cercato di essere sempre il più originale possibile pur partendo da dei modelli forti, proprio come hanno fatto i cantautori italiani di un tempo. Probabilmente anche uno come De Gregori prese spunto a sua volta da qualcosa che c’era dall’altra parte del mondo e così anche io sono ispirato a quello che succede oltre l’Oceano, sia per cultura che per costume.

Cosa ascolti ultimamente?

Dopo che ho ultimato “Bellaria” mi sono un po’ staccato dal rap negli ascolti e mi ci sto riavvicinando proprio adesso. Come ti dicevo, mi sono ascoltato tanto blues e tanta musica strumentale, che mi ispira e mi libera la mente dalle parole, che alle volte possono vincolare. Del resto sono molto affezionato alle produzioni e ai beat, credo che il suono sia una parte fondamentale anche nel rap.

Vogliamo ricordare insieme XXXTentacion?

Ci sono rimasto male, soprattutto perché era davvero giovanissimo e credo che a prescindere dal tipo di musica che una persona faccia e da come si comporti nella vita, sia comunque una tragedia. Lui aveva qualcosa, era uno di quegli artisti che quando li ascolti capisci dal primo momento che non c’è niente di finto ed è tutto vero, nel suo caso anche troppo.

Ho visto da alcuni storie su Instagram che lavi continuamente la tua collana e te ne prendi cura quotidianamente. E’ un po’ la tua compagna di vita?

Eh sì, in fondo la mia collana sono io. Così come la collana anche la mia macchina, i miei vestiti: tutta roba che fa parte di me e che significa molto. Sono come dei talismani, credo in quello che ho e per questo faccio trasparire anche una certa religione.

Tra l’altro, si può comprare da qualche parte? Facciamo un po’ di pubblicità, dai.

Questa no, me la sono fatta fare, è un pezzo unico. Magari qualche riproduzione si trova in giro…

Che poi un tempo le andavano a rubare sul serio le stelle a tre punte della Mercedes, tanto che adesso non le producono più rimovibili…

Infatti la mia macchina non ce l’ha, sennò ogni cinque minuti dovrei star lì a ricomprarla.

Visto che poco fa citavi anche i vestiti, come definiresti il tuo stile?

Premetto che al giorno d’oggi tantissima gente ha stile, del resto ormai lo vedi: anche i grandi marchi si sono quasi tutti adattati allo streetwear. Per quanto mi riguarda, è sempre più difficile riuscire a crearne uno mio, credo che sia tutta una questione di ricerca. Per esempio io punto – come anche sulla musica – ad andare di sottrazione, ripulire. Prima avevo idee diverse su come riuscire ad apparire di fronte a un fan o ad una persona che mi stava guardando, ma vedendo che oggi c’è una grande ricerca a farsi notare e la gente si mette addosso le peggio cose, credo che la differenza si faccia su altro, per esempio – per rimanere in tema – ridurre tutto a una collana o ad un accessorio.

Veniamo al tour: ho visto che hai annunciato un po’ di date ambiziose nelle principali città italiane. Cosa stai preparando per questi live?

Stiamo preparando uno show mai visto prima, non vedo l’ora. Nel frattempo quest’estate saremo in giro in gran parte d’Italia per una serie di festival. Non mi sono mai approcciato a dei festival grossi e sono curioso di vedere come il pubblico prenderà la mia musica in un contesto diverso da quello di un dj set, dove invece mi sento molto più esperto e sicuro.

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