Iroso, l’ultimo mulo degli alpini: star all’adunata del Piave

Rischiava di finire al macello, adesso invece il mulo Iroso sarà il protagonista dell’adunata numero 90 degli alpini a Treviso

Fonte: Google

Iroso è l’ultimo mulo che ha prestato servizio con gli alpini, per questo forse si sente realmente un “soldato”. Numero di matricola 212, nonostante i suoi 38 anni (che corrispondono a 118 per gli esseri umani) sarà la star del 90° raduno degli alpini a Treviso. Verrà portato sul posto con un trainer speciale, imbottito, ma non sfilerà.

Il mulo rimarrà lì solo poche ore all’interno di un recinto allestito per l’occasione. Antonio De Luca è il proprietario di Iroso dal 1993. Lo acquistò all’asta quando venne messo in vendita dal Comando brigata alpina Cadore, insieme a tanti altri muli. Considera Iroso:“Il mulo di tutti gli alpini”.

La storia di Iroso

Classe 1946, il proprietario di Iroso, Antonio De Luca ci racconta come ha acquistato il mulo: “Andai all’asta del 7 settembre 1993, quando furono venduti gli ultimi 24 muli. Mi servivano per il trasporto di legna nel bosco. Ma soprattutto io che ero stato un alpino non volevo che questi nostri compagni finissero in mano ai macellai”. Così, l’ex alpino ne acquistò ben 13 spendendo circa una ventina di milioni delle vecchie lire.

L’importanza dei muli in guerra

Per capire l’importanza dei muli nella Prima guerra mondiale, le parole di Graziano De Biasi, ex tenente degli alpini: “Si calcola che all’inizio della Prima guerra mondiale ce ne fossero 250 mila. Alla fine ne rimasero 39 mila. C’era l’Artiglieria, con mule e muli che portavano sulla schiena obici e mortai, la Salmeria con casse laterali di cibo, medicinali, barelle, tende… Un mulo può portare fino a un terzo del proprio peso: due quintali per un animale di sei”.

Alpini e muli: binomio inscindibile

Alpini e muli uniti per necessità, inseparabili per scelta. Ce lo spiega sempre Graziano Dei Biasi: “In caserma avevo 80 muli. Ho capito che il binomio alpino e mulo è inscindibile. Il mulo sembra scontroso perché è timido e ha una grande paura del buio. Per questo era seguito sempre dallo stesso alpino, che imparava a conoscerlo come un fratello. E se crei questo rapporto, l’animale ti riconosce, ti fa festa come un cagnolino di seicento chili”.

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