La guerra dei droni è appena iniziata

La guerra di droni è alle porte, per questo nascono i primi sistemi di difesa anti drone, progettati per risolvere problemi di sicurezza

Fonte: Battelle

Una guerra di droni rappresenta ancora oggi nell’immaginario collettivo il tipico scenario futuristico di un film o romanzo fantascientifico. Dati numerici recenti rivelano invece che si tratta di un quadro dai contorni ben più realistici e preoccupanti. Secondo quanto dichiarato dal direttore della Federal Aviation Administration, le domande di registrazione di droni aumentano di 2000 unità ogni giorno e il numero totale di richieste, conclusesi con esito positivo dopo l’entrata in vigore delle nuove norme, è pari a mezzo milione.

Sono in media cento al mese le segnalazioni relative a droni impiegati nei pressi di luoghi preclusi al volo, come gli aeroporti, per motivi di sicurezza. Parallelamente alla diffusione di usi legittimi, si accresce la casistica di attività illecite: contrabbando di droga, voli proibiti con pericolo di collisioni, violazione della privacy, ecc. Tale elencazione sembra destinata a diventare sempre più lunga. Alcuni ad esempio temono che in una guerra di droni i velivoli senza pilota possano diventare uno strumento dei terroristi per il trasporto di esplosivi.

Tra gli esperti in materia spicca Gilad Beeri, ingegnere specializzato in sicurezza informatica e radiocomunicazione, cofondatore della ApolloShield, azienda leader nella produzione di sistemi anti droni. Beeri sottolinea un aspetto molto importante: con soli trecento o cinquecento dollari è possibile acquistare un velivolo ed essere presenti virtualmente in un luogo, senza esserlo fisicamente, pilotare droni e acquisire immagini con una fotocamera HD.

Il sistema anti droni, progettato da Beeri e dal suo collaboratore Nimo Shkedy, è in grado di assumere il controllo del velivolo senza distruggerlo. Il drone infatti non si blocca, ma viene costretto a tornare indietro e ad atterrare in modo sicuro, riducendo così al minimo il rischio di danni a cose o persone. Simile nell’aspetto a un router wireless, costa circa trentamila dollari all’anno e ha un raggio di azione di due miglia. Una volta intercettato il drone, il sistema registra i codici di identificazione che sono unici. L’obiettivo finale è garantire che ad usare i velivoli siano solo i clienti autorizzati, ciascuno dei quali è schedato e controllato.

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