La mela non è un frutto #lodicelascienza

Sapevi che la mela, il frutto più amato e consumato al mondo, non è un vero e proprio frutto? La botanica ci viene in soccorso e ci spiega perché

Da Biancaneve che accetta la mela dalla strega alla mela maledetta di Adamo ed Eva, passando per Branduardi che nel 1979 pubblicò l’album “Cogli la prima mela” fino ad arrivare al famoso proverbio “Una mela al giorno toglie il medico di torno” (esiste anche la mela che esaudisce i desideri), questo frutto è tra i più amati, consumati e salutari che la natura ci offre, ma siete sicuri di sapere tutto? Intanto sbagliamo se etichettiamo la mela come frutto: essa è, in realtà, un falso frutto – o meglio un frutto composto – come ci spiega la scienza botanica.

Insieme a pere, meloni e fragole (Sai di che colore sono? Se le vedi rosse, hai un problema), le mele costituiscono una categoria particolare di frutti poiché hanno dei nutrienti non soltanto nell’ovario (dove si trovano gli ovuli del vegetale) ma anche in altre parti come il ricettacolo, ovvero nel caso della mela parliamo della polpa. Il frutto in sé, a quanto pare, sarebbe solo e soltanto il torsolo dove sono contenuti i semi.

Leggiamo sulla Treccani che il frutto è “l’ovario delle angiosperme, più o meno modificato e accresciuto, che contiene i semi maturi (derivati dagli ovuli); consta del pericarpo o parete del frutto, delle placente su cui sono inseriti i semi, ed eventualmente di setti che dividono la cavità del frutto in due o più logge”.

La mela, però, contiene sostanze nutrienti come antiossidanti, fibre alimentari e flavonoidi non solo nell’ovario, ma anche nella buccia (Non scartate la parte bianca della buccia, fa benissimo) e nella polpa.

Sebbene non sia un frutto in senso stretto, la mela è ugualmente un validissimo alleato per la nostra linea: quella rossa ci aiuta a depurare l’organismo, l’aceto di mele combatte il mal di gola e in genere rimette in sesto il nostro intestino.

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