La nuova vita di Reginaldo, l'ex di Elisabetta Canalis

La rinascita dell'ex giocatore di Serie A e la sua scelta di ripartire dalla Lega Pro

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Fonte: Getty Images/Instagram

Quella di Reginaldo è una storia di calcio e di riscatto.

“Sono arrivato in Italia – ha raccontato l’ex della showgirl Elisabetta Canalis al sito www.gianlucadimarzio.com – per un torneo di ragazzi che si faceva ad Arco di Trento. Poi un provino andato male con il Padova e alla fine l’accordo con il Treviso. Quell’anno c’erano dei ragazzi fantastici come Borriello e Foggia”. Con Ammazzalorso e Giampaolo in panchina. “Mi fecero esordire con la Lumezzane in Coppa Italia, avevo 17 anni. E da allora me le fecero giocare tutte: diventai capocannoniere della Coppa Italia di serie C di quell’anno”.

“Ancora oggi ai miei compagni dico di essere veneto!”, ha scherzato, ma poi all’osservazione relativa alle sorte toccata alla società Regi è cambiato. “Purtroppo o per fortuna non ho vissuto in prima persona i fallimenti di Siena e Parma ma posso dire di essere ancora legatissimo a quelle piazze. Quando siamo retrocessi ho sempre chiesto io di rimanere per far risalire in fretta, perché non è nella mia indole uscire da perdente. Non mi interessava chi avrebbero preso sul mercato, volevo fare subito la mia parte”.

Tra le due esperienze a Siena, l’ex della showgirl ha vissuto anche una piccola parentesi in Giappone. “Ero in Italia da 12 anni e avevo voglia di un’avventura nuova. In quel periodo le cose non andavano bene a Siena: non mi sentivo bene con l’ambiente. Scelsi il JEF United Ichihara Chiba anche se erano stati sinceri: gli servivo solo per 6 mesi perché i loro attaccanti erano infortunati. Ma a me andava bene perché avrei avuto la possibilità di giocare sempre”.

Poi l’occasione di Firenze. “Ai tempi della Fiorentina mi divertivo da matti. I tifosi mi adoravano e mi invitavano a ballare la Macarena sotto la curva”.

Reginaldo aveva ancora voglia di giocare così si è convinto ad accettare l’offerta della Paganese. “Mia moglie ed i miei figli mi hanno convito a tornare in campo. Lei mi diceva che tanto non stavo mai a casa perché trascorrevo le mie giornate a giocare a calcio con gli amici. ‘Amore, non ti vedo mai a casa, a questo punto torna a giocare veramente’, mi ha detto. Anche i miei figli mi hanno ripetuto più volte che avrebbero voluto vedermi segnare ancora”. A 32 anni si è rimesso in discussione, sostenuto da chi gli è più vicino.

“Ho scelto la Paganese perché non hanno mai dubitato di me e delle mie condizioni. Mi hanno solo detto di venire a Pagani per firmare e allenarmi. Senza una sola domanda su come stessi, se fossi in forma o altro. Non ci ho pensato neanche un secondo. Volevo solo correre qui per allenarmi”. E dopo un mese intenso è arrivato anche il primo gol, domenica a Catanzaro. “Per un attaccante fare gol ha sempre lo stesso sapore, in qualunque categoria. In questo momento ne avevamo veramente bisogno”. E poi da quest’anno in Lega Pro ci sono anche i numeri fissi dietro le maglie.

“Ho scelto l’8 per due ragioni. La prima è legata a Simone Vergassola. Non ho mai parlato di lui ma posso dire che giocare con con è stato il mio più grande esempio di vita. Certo, era troppo fissato e troppo preciso, mentre io sono brasiliano e casinaro: ma è un modello di giocatore che mi è rimasto impresso. Quando una persona si dedica così vuol dire che è una persona con la testa a posto e quando va a dormire ha la coscienza pulita, come me adesso”, ha sottolineato. “Mi dicevano sempre che l’8 è formato da sono due palle e per fare questo mestiere si dice che devi averne da 2 a 4”.

Determinazione indispensabile per affrontare le incertezze della notorietà e delle sue implicazioni. Come quando il suo nome più che per il calcio salì alla ribalta per la storia con l’ex velina: “Ho 300 presenze nel campionato italiano eppure si parla sempre della mia relazione con lei. E’ un fatto passato, adesso sono sposato e ho tre figli. Mi rendo conto che questo sia il prezzo da pagare quando stai con una persona più famosa di te, me lo porterò avanti fino a quando giocherò in Italia. Ma ora ognuno per la sua strada”.

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