La regola sul prosciutto che nessuno conosce

Fiore all'occhiello della gastronomia italiana, ecco quello che c'è da sapere sul prosciutto crudo

6 Ottobre 2021
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Tra le eccellenze gastronomiche italiane c’è sicuramente il prosciutto crudo. Quante volte ne abbiamo fatto una vera e propria scorpacciata negli aperitivi, magari con un tagliere di salumi, o in mezzo a due fette di pane. Il prosciutto crudo viene spalmato di sale e sottoposto a un processo di stagionatura ed essiccazione molto esteso e prolungato per ottenere il suo gusto unico, ed esiste una regola che forse non tutti conoscono.

Come riporta Mashed.com, il processo di essiccazione è così delicato che occorrono almeno 12 mesi in un ambiente a temperatura controllata perché il prosciutto raggiunga un gusto ottimale. Anche se nonostante questo, il salume potrebbe non essere pronto. Come per il formaggio e il vino, più è stagionato, migliore è il gusto.

Il prosciutto era un sottoprodotto dell’epoca preromana, quando gli abitanti dei villaggi italiani dovevano “stagionare” la carne in modo da avere abbastanza cibo per resistere ai lunghi e rigidi inverni. I frigoriferi non erano ancora stati inventati, quindi questa tecnica si è diffusa a macchia d’olio. Ad oggi, diverse regioni in tutta Italia hanno promosso la propria tecnica di produzione del prosciutto, attirando turisti da tutto il mondo.

Il prosciutto può essere più difficile da trovare negli Stati Uniti e più costoso perché è un bene importato e di alta qualità. Uno dei modi più comuni di gustare il prosciutto è su un tagliere con altri salumi, frutta (più che altro uva e melone), pane, noci, olive, diversi tipi di formaggio, cracker e, naturalmente, con un vino abbinato.

Sebbene sia molto buono, bisogna essere cauti con il consumo di questo alimento. È infatti ricco di grassi e sodio, il che può avere ripercussioni serie sulla salute del cuore e portare a livelli elevati di colesterolo. Come in tutte le cose, dunque, meglio scegliere la saggia via della moderazione.

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