La ricetta (in 6 punti) di John Kerry per la pace in Medio Oriente

Il capo della diplomazia Usa giunto alla fine del suo incarico

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New York, 28 dic. (askanews) – Giunto ormai alla fine del suo mandato, il segretario di Stato americano John Kerry ha fornito la sua ricetta in sei punti per fare ripartire i negoziati di pace tra Israele e Palestina “perché non c’è un’altra alternativa a disposizione”. Sulla base di 39 anni di esperienza e alla luce del suo incarico ricoperto negli ultimi quattro anni, il capo della diplomazia Usa chiede “passi concreti” verso una separazione dei due Stati. “Possiamo solo incoraggiarli a fare questi passi…se li faranno, la pace migliorerà la sicurezza di tutta la Ragione”.

Il primo principio per un accordo tra Israele e Palestina sta nel “non imporre una soluzione ma fornire una base possibile di negoziati quando le parti sono pronte” e nel “fornire confini sicuri e riconosciuti internazionalmente” sulla linea di quelli precedenti alla guerra del 1967 in cui Israele catturò parti significative del territorio arabo. Su questo Kerry non esclude swap, scambi di territori “equivalenti”. Kerry ha ricordato la risoluzione 242 dell’Onu del 1967 che chiede il ritiro di Israele da territori occupati nel 1967 in cambio della pace con il suo vicino”. Secondo lui questo principio è stato “da tempo concordato dalle parti e resta la base di un accordo anche oggi”.

Il secondo principio consiste nei “due Stati per due popoli – uno ebraico, uno arabo – con il riconoscimento reciproco e pieni diritti per tutti i rispettivi cittadini”.

Il terzo principio sta nel “fornire una soluzione realistica e giusta alla questione dei rifugiati palestinesi”. Kerry sostiene che ci debbano essere ricompense e l’ammissione dalla sofferenza da loro subita; ad essi vanno fornite assistenza e case permanenti dove possano trasferirsi e altre misure in linea con una soluzione dei due Stati. “La comunità internazionale può fornire un sostegno e un’assistenza significativi; noi siamo pronti, anche a raccogliere denaro per aiutare a fare in modo che le ricompense e altre esigenze dei rifugiati siano soddisfatte.
In molti hanno espresso il desiderio di farlo, specialmente se ciò porta alla pace”.

Il quarto principio sta nel riconoscere Gerusalemme come la capitale dei due Stati in cui sia garantito il libero accesso ai siti sacri. Secondo Kerry, questa “è una delle questioni più difficili non solo per le due parti e una soluzione dovrà soddisfare le tre fedi monoteiste”.

Il quinto principio sta nel porre “fine all’occupazione e nel garantire sicurezza ad Israele”.
Kerry riconosce a Israele “il diritto di difendere sé stesso anche contro terrorismo e altre minacce regionali” ma sostiene anche che i “palestinesi devono sapere che la militarizzazione finirà, che potranno vivere liberamente e con dignità in uno Stato sovrano”. La sicurezza è un punto “cruciale” per Israele, ha detto Kerry.

Il sesto e ultimo principio descritto da Kerry sta nel porre fine al conflitto permettendo la normalizzazione delle relazioni e una migliore sicurezza per tutti nella regione in linea a quanto previsto dalla Iniziativa di pace araba. Così facendo tutti potrebbero “muoversi verso una nuova era di pace e coesistenza”.

Come garantito da Kerry, gli Usa hanno il potere di offrire assistenza nel raggiungere un equilibrio tra questi principi.

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