La scoperta scientifica che ci farà diventare ultracentenari

Grazie ad una forma di 'riprogrammazione' delle cellule la vita media dell'uomo potrebbe arrivare a 108 anni

Un futuro da ultracentenari: ebbene sì, grazie ad una nuova tecnica scientifica l’aspettativa di vita media della popolazione mondiale potrebbe superare i 100 anni, allungandosi notevolmente rispetto a quelle attuali che vedono, ad esempio, quella italiana attestarsi intorno agli 82 anni, l’americana sui 78 anni e a britannica sugli 81 anni.

Nello specifico, si tratta di una procedura che permette di ‘riprogrammare’ le cellule, impedendo loro di invecchiare, ovvero facendole ‘ringiovanire’ in modo quantomeno parziale. Finora la tecnica è stata adottata con successo sui topi, che sono sembrati ringiovaniti, con una migliore funzionalità cardiaca e un’età prolungata del 30 per cento. In rapporto, è come se l’uomo riuscisse a raggiungere mediamente l’età di 108 anni.

“Il nostro studio mostra che il processo di invecchiamento potrebbe non avere una direzione univoca – ha spiegato l’autore della ricerca, Juan Carlos Izpisua Belmonte del Salk Institute della California – Si tratta di un processo che, entro certi limiti e modulandolo con attenzione, potrebbe essere invertito”.

Con questa nuova tecnica si riesce a riprogrammare la cellula, alternandone i fattori genetici e facendola diventare una cellula staminale, la cellula ‘universale’ presente nell’embrione e che attraverso il differenziamento cellulare si ‘specializza’ con funzioni particolari nel nostro corpo.

“Quello che abbiamo notato insieme ad altri ricercatori, è che quando spingi la cellula a riprogrammarsi, questa sembra più giovane – ha sottolineato Alejando Ocampo, un altro degli autori dello studio – Ora, il passo successivo è capire se possiamo introdurre questo processo di ringiovanimento cellulare nell’organismo di un essere vivente“.

Il rischio è infatti che, riprogrammando un numero troppo elevato di cellule del corpo facendole ‘tornare’ staminali, si possano causare disfunzioni nei vari organi del corpo e perfino la morte dell’individuo.

Finora, gli esperimenti di ‘riprogrammazione genetica’ sembrano aver funzionato sui topi affetti da progeria, una forma di invecchiamento prematuro che colpisce anche gli esseri umani.

Nei casi effettuati, le funzioni cardiovascolari e di tutti gli altri organi sono parse migliorate e, soprattutto, l’età media dei topi è cresciuta del 30 per cento senza che si notassero sviluppi cancerogeni, un fattore sempre a rischio quando si ‘manipolano’ le cellule. Inoltre, sono stati ottenuti risultati clinicamente positivi anche in topi ‘sani’, con miglioramenti funzionali evidenti in particolare per la rigenerazione pancreatica e dei tessuti muscolari.

“Ovviamente i topi non sono come gli esseri umani e sappiamo che ‘ringiovanire’ una persona richiederebbe un processo decisamente più complicato – ha ammesso il professor Belmonte – Tuttavia, questo studio ha dimostrato come l’invecchiamento sia un processo molto più dinamico e malleabile di quando non si creda comunemente e che quindi sia passibile di interventi terapeutici molto più di quanto non credessimo fino a poco tempo fa”.

Quali sono i tempi ora per poter sperimentare questa ricerca e valutarne l’efficacia sugli esseri umani? Secondo i ricercatori ci vorranno circa 10 anni. Nel frattempo, incrociamo le dita.

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