La valigetta nucleare passa nelle mani di Trump

Obama: gli affidereste l'atomica?

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Washington, 19 gen. (askanews) – Da domani la “football”, la valigetta nucleare americana, sarà nelle mani di Donald Trump, nuovo presidente e Commander in Chief, di cui Barack Obama, pubblicamente, ha messo in dubbio la capacità di gestire il bottone atomico. “Come è possibile affidargli i codici nucleari?”, chiedeva il presidente uscente a ottobre, durante uno dei comizi che lo hanno visto tentare di porre un freno all’avanzata del miliardario. Invano.

La “football” è una semplice borsa di pelle color antracite e contiene le procedure e la tecnologia necessaria per permettere a un presidente degli Usa di lanciare un attacco nucleare. Ha una sorta di cornice in alluminio e pesa 20 chilogrammi. A Trump verrà affidato anche “il biscotto”, una card con i codici che il presidente deve inserire per autenticare l’ordine per un lancio nucleare.

Poco prima del giuramento, domani, il 45esimo presidente avrà passato il rito del ‘briefing classificato’ durante il quale gli verrà spiegato come fare in caso decida di scatenare l’armageddon atomico. Nessuno ha confermato in questi giorni dove e quando si terrà il briefing, ma per svariati predecessori è stato organizzato alla Blair House, su Pennsylvania Avenue, poche ora prima dell’insediamento vero e proprio.

“Non deve consultarsi con nessuno”, spiegava il vicepresidente Dick Cheney nel 2008, “non deve chiamare il Congresso, non deve sentire i giudici. Il presidente ha questa autorità a causa della natura del mondo in cui viviamo”. Un ex consigliere militare della Casa Bianca, Buzz Patterson, ha paragonato i documenti contenuti nella valigetta nucleare al menù di un fast-food: “E’ come scegliere una cosa dalla Colonna A, e due dalla Colonna B, ha sintetizzato, secondo la rivista Smithsonian. Questi documenti, in effetti, delineano le diverse opzioni per l’attacco nucleare, in termini di potenza e obiettivi da colpire, ad esempio. La valigetta nucleare accompagna sempre, ovunque, il presidente degli Stati Uniti dal lontano 1963. Il capo dello Stato deve tenerla vicino a sé, dato che ha meno di cinque minuti per reagire prima che un missile nucleare lanciato da un’altra potenza atomica possa colpire gli Usa.

“E’ un momento che ti fa riflettere, che definisce il dovere estremo che potresti avere”, dice il capo dello staff di George W. Bush e che era con lui al briefing nucleare del 2001.
Fa probabilmente riflettere anche tanti americani, commenta Politico, ricordando le parole di Obama, secondo cui “se uno non sa gestire un account Twitter, non può gestire i codici nucleari”.

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