Le cose che facciamo tutti e che invece sono un tabù

Alcuni comportamenti, seppure molto diffusi, sono considerati sconvenienti in pubblico, come ruttare o mettersi le dita nel naso

Fonte: flickr

Ci sono comportamenti che tutti o quasi praticano in privato ma che sono considerati tabù. Nessuno si sognerebbe mai di mettersi tranquillamente le dita nel naso o nelle orecchie o ruttare in pubblico: sarebbe considerato un vero cafone o come minimo un maleducato. Eppure sono molti ad ammettere di farlo in privato senza crearsi troppi problemi. I rumori e i fluidi corporei sono oggi considerati, almeno nel mondo occidentale qualcosa di privato, se non proprio vietato, un imbarazzo a cui non bisogna sottoporre il prossimo. In alcuni casi si tratta di una questione igienica: mettersi le dita nel naso significa sporcarsi di muco, e per chi ci sta accanto potrebbe non essere piacevole toccare quello che noi abbiamo toccato e “contaminato”.

In realtà questi comportamenti non portano veri pericoli per la salute, anche se nessuno vorrebbe mai dover venire a contatto con lo sputo o i fluidi corporei altrui. Questi tabù del mondo occidentale, che non esistono o sono molto diversi in altri luoghi, hanno ragioni storiche. Dal XVII secolo infatti, quando nelle monarchie assolute vennero codificate l’etichetta e la vita di corte, rumori, fluidi e movimenti del corpo cominciarono ad essere visti con sempre maggiore disapprovazione. Ruttare o mangiare in modo rumoroso erano considerate azioni poco raffinate, così come scaccolarsi. Comportamenti simili erano considerati adatti alle classi sociali più basse, meno raffinate e più volgari. Oggi la distinzione in classi non esiste più (o comunque è percepita in modo più sfumato), ma nessuno amerebbe passare per un villano o un maleducato.

Secondo gli antropologi oggi i rutti sono vietati perchè ricordano il vomito, e la flatulenza è culturalmente collegata al defecare (anche se in realtà è del tutto naturale). Il tabù relativo a feci e pipì è uno dei più forti e radicati, sia per motivi igienici che culturali. Da una parte interessano parti intime, che per i tabù legati alla sfera sessuale non andrebbero comunque mostrate in pubblico, in più coinvolgono prodotti corporei considerati fra i più repellenti. Farsi vedere mentre si va in bagno, o fare i propri bisogni con la porta aperta, non crea di per sè problemi igienici, ma è considerato sgradevole, anche per la produzioni di cattivi odori che nessuno vuole di proposito sottoporre al prossimo. Di certo i bagni pubblici o comuni non sono i luoghi più puliti ed igienici, ma questa è solo una componente minore per quanto riguarda questi comportamenti tabù.

In realtà tutto ciò che riguarda l’igiene personale è considerato qualcosa da svolgere in privato. Si tratta di una pratica necessaria, anzi culturalmente incoraggiata, ma assolutamente vietata da praticare in pubblico. Togliersi il cibo incastrato fra i denti o scaccolarsi è qualcosa che non bisogna fare in pubblico, anche se molti ammettono tranquillamente di praticarlo in privato. Il concetto di igiene è qualcosa di relativo, e quello del mondo occidentale sta diventando sempre più stringente. Grattarsi significa, indirettamente, essere poco puliti o avere problemi di pelle. Grattarsi poi nelle parti intime è considerato doppiamente sbagliato perchè si combina con i tabù relativi al sesso oltre che mettere in dubbio l’igiene di zone considerate “strategiche” e particolarmente delicate.

Questi comportamenti privati, più che vietati, sono generalmente accettati fra i bambini, perchè considerati ancora in fase educativa e quindi “da perfezionare”. I bambini hanno una diversa percezione della vergogna e della distinzione fra pubblico e privato. Inoltre quando sono piccoli hanno un obiettivo bisogno di aiuto da parte degli adulti per svolgere alcune funzioni corporali (ad esempio per pulirsi dopo essere andati in bagno). Rimane il fatto che un bambino che, tutto concentrato, si esplora le narici con il dito è spesso visto con condiscendenza. Si tratta di un atto che dimostra innocenza e candore, anche agli occhi degli stessi adulti che, crescendo, reprimeranno quelle stesse abitudini considerate sbagliate.

Anche sbadigliare rientra tra i comportamenti tabù. Buona creanza vuole che lo sbadiglio venga represso o, se proprio scappa, che la bocca venga coperta con la mano. Anche qui si tratta di mostrare il proprio corpo, cioè l’interno della bocca, ma non solo. Gli etologi ci insegnano che nel mondo animale lo sbadiglio è un atto che dimostra aggressività, perchè comporta lo scoprire e il mostrare i denti, ma per noi umani ha un significato diverso associato al sonno. Sbadigliare in faccia a qualcuno che ci sta parlando trasmette un messaggio negativo. Col linguaggio del corpo stiamo dicendo al nostro interlocutore che ci sta annoiando o comunque che la situazione in cui ci troviamo non suscita il nostro interesse. Pur trattandosi ancora una volta di una questione culturale, questo tabù ha origini molto antiche: nell’antica Roma, Vespasiano rischiò addirittura la condanna a morte per avere sbadigliato durante un concerto di Nerone.

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