L'ex bidone dell'Inter è 1° grazie a... Whatsapp!

La vicenda ha davvero dell'incredibile. E l'ha raccontata il diretto interessato.

Fonte: Getty Images

Brechet, Gresko, Domoraud, Vampeta, Wome, Pancev, Solari, Pacheco, Sergio Conceiçao. Cosa hanno in comune? Facile: sono 9 tra gli innumerevoli bidoni che l'Inter ha tesserato a cavallo tra gli anni '90 e i primi anni 2000. Tra questi ne manca uno: Nelson Vivas.

Di ruolo terzino destro – ma schierabile anche a sinistra – l'argentino che i nerazzurri acquistarono dall'Arsenal collezionò solamente 19 presenze in due stagioni di serie A (dal 2001 al 2003), entrando nella storia del calcio italiano come bidone. O perlomeno come meteora.

Adesso però, dall'altra parte dell'oceano, si sta prendendo la sua rivincita. Vivas è infatti l'allenatore dell'Estudiantes di La Plata, il cui presidente è un altro ex interista (ma tutt'altro che bidone!), Juan Sebastian Veron.

Alla corte della Brujita, Vivas sta guidando i biancorossi in una cavalcata trionfale che nessuno tra i tifosi Pincharratas (che tradotto significa 'Pugnalatori di Topi') si sarebbe mai immaginato a inizio stagione: primo posto in classifica con 19 punti in 7 partite, frutto di 6 vittorie e un pareggio.

Ma c'è un episodio davvero incredibile che ha caratterizzato l'ultimo successo nel campionato di Primera Division (1-2) in casa del San Lorenzo, squadra di cui è tifoso Papa Francesco, addirittura in inferiorità numerica: vista l'improvvisa assenza del bomber Carlos Auzqui – che di gol ne ha già segnati 3 – gli ultimi dettagli della gara sono stati preparati via Whatsapp.

Lo ha raccontato lo stesso Vivas, oggi 47enne, a TyC Sports: "Volevamo giocare in un certo modo, ma senza di lui abbiamo deciso di cambiare. Così, venerdì sera ci siamo messi tutti a discutere di tattica e a scambiarci via Whatsapp i video della partita giocata col Palestino in Sudamericana dal San Lorenzo. Così abbiamo studiato i loro movimenti".

"Ci siamo detti tra noi che se avessimo vinto così, preparando la partita via Whatsapp, sarebbe stata una cosa incredibile", ha concluso Vivas. Ora deve sperare che nessun allenatore avversario sia così abile con la tecnologia da criptare il suo smartphone e leggervi tutti i suoi segreti di allenatore.

Ma in Argentina non sono tutte rose e fiori: se la vicenda di Vivas fa sorridere, fa sicuramente storcere il naso quanto successo sugli spalti di una gara di terza divisione.

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