L’ibis eremita che ha volato per 970 km tra Italia e Svizzera

Un raro esemplare di Ibis eremita ha affrontato quasi mille chilometri e dalla Svizzera è arrivato nel varesotto.

27 Luglio 2021
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Non capita certo tutti i giorni di imbattersi in un Ibis eremita, soprattutto in una regione come la Lombardia. Eppure è successo. Siamo a Vedano Olona, nel varesotto, e un esemplare della specie (quasi estinta) ha fatto capolino in una giornata di metà estate. L’animale ha un nome – si chiama Ohnezahn – e fa parte di un progetto di ripopolamento. Proprio per questo motivo, l’intero itinerario è stato tracciato e ha riservato una bella sorpresa.

L’Ibis, infatti, ha affrontato ben 970 km spostandosi dalla Svizzera al nostro Paese, con un volo seguito precisamente sul sito Animaltrack. E pensare che fino a qualche secolo fa l’Europa era largamente popolata di questo uccello con il vistoso becco ricurvo. Non solo, dunque, era comune avvistarlo in Egitto dove l’Ibis sacro (bianco con la testa nera) era considerato al pari di una divinità, ma anche le nostre latitudini ne accoglievano popolazioni numerose.

In particolare, sino al 1600, l’Ibis eremita nidificava tranquillamente in Paesi come la Svizzera, la Germania e l’Austria. Pare, anzi, che si fosse insediato anche in Italia, Grecia e Spagna, terre predilette per svernare. Nero, becco lungo e con un simpatico ciuffo arruffato sul capo, questo animale è oggi quasi estinto in natura.

La sua presenza è, però, ricercatissima negli zoo e nei giardini, ma la cattività ha fatto perdere all’uccello la capacità di migrare. O meglio, non riconosce più gli ambienti più adatti alla migrazione: è la cosiddetta ‘irrequietudine migratoria’. Gli animali, infatti, si preparano per il volo smettendo di alimentarsi ma senza, poi, risolversi a partire non trovando la rotta.

Da qui, dunque, la singolarità del ritrovamento in valle Olona e il suo valore scientifico nell’ambito dei progetti di salvaguardia. L’impegno è quello di reinsegnare agli Ibis eremiti a volare lungo rotte migratorie adeguate attraverso la guida umana. Riconoscendo, infatti, i ricercatori come figure genitoriali, questi volatili tendono a seguirli anche su velivoli ultraleggeri memorizzando l’itinerario per poi replicarlo in maniera autonoma.

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