Lo zibaldone, il blog del XIII secolo tutto italiano

Ecco da dove viene e come tenere anche voi uno zibaldone, la versione rinascimentale del più moderno tumblr

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Lo zibaldone è conosciuto dalla maggior parte degli italiani per gli stralci scritti da Leopardi e letti a scuola durante le ore di italiano. La sua storia però inizia nel Trecento, a Venezia, quando un mercante veneziano si ritrovò con qualche minuto libero. Non sapendo come occupare il tempo, decise perciò di prendere il suo taccuino e le sue penne e creò un patchwork di frasi e disegni raccontando il pomeriggio che aveva appena passato. Questo importante libro è conosciuto come lo Zibaldone da Canal ed è tutt’ora possibile consultarlo. Hanno attirato l’attenzione di molti i calcoli trasognanti sulle dimensioni di un particolare albero, oppure il tempo necessario per raggiungere Roma. Ci sono una bozza colorata di navi e due mercanti con dei cappelli verdi che controllano un pasto a base di pane e pesce. Andando avanti a sfogliare le pagine, ne emerge una vita intera, con scarabocchi e schizzi che riempiono ogni pagina, assieme ad aneddoti e lezioni conquistate a fatica. Inoltre, al suo interno si può trovare materiale di vario tipo messo insieme dal veneziano, tra cui preghiere, citazioni copiate e liste di spezie.

Detto questo, perciò, lo zibaldone è uno strano mix di diario, libro mastro, blocchetto per gli schizzi e album di ritagli. Risultano una fonte inestimabile per conoscere la vita interiore dal Trecento in poi, portando conforto e ispirazione a chiunque lo tenesse, da Thomas Jefferson a Lewis Carroll. Durante i secoli hanno aiutato i cittadini a riflettere su quanto vedevano, leggevano e diventavano, aprendo la strada a modi più moderni di documentare, come i blog, Twitter e Tumblr. Anche se è impossibile conoscere esattamente chi sia stato il primo uomo a scrivere uno zibaldone, Eve Wolynes spiega che durante il Rinascimento la letteratura aveva preso piede anche nella borghesia commerciale, ma a differenza delle classi più abbienti, ancora ferme al latino, questa utilizzava l’italiano vernacolare. Era anche più propensa a copiarsi ogni tipo di opere in un piccolo e tascabile libro, chiamandolo “mucchio confuso di cose o persone”.

I mercanti attraversarono l’Europa e con loro questo zibaldone, fondendosi con invenzioni che venivano da altri posti. Nell’Antica Grecia, Aristotele aveva già suggerito ai propri studenti di prendere appunti riguardo ai loro studi, organizzati secondo argomenti. Gli insegnanti rinascimentali rispolverarono questo suggerimento ed entro il Seicento, ad Oxford era richiesto tenere dei “libri usuali”, ovvero taccuini organizzati riempiti di testi utili copiati altrove. Nel frattempo, si arrivò all’Ottocento, quando un giovane Giacomo Leopardi diede nuova vitalità a questo genere letterario. Grazie alla sua prolissità, lo Zibaldone di pensieri si lancia in 2000 pagine di frustrazione, intuizioni, frammenti poetici e citazioni copiate. Per utilizzare una metafora culinaria, dopo di lui lo zibaldone non era più uno stufato, diventando piuttosto un’insalata di molte erbe. Nel secolo dei Romantici, la sua concreta inutilità e il prestigio fecero sì che ogni ogni seria figura letteraria girasse con un taccuino e una penna in tasca specificatamente per scrivere uno zibaldone. Ralph Waldo Emerson e Henry David Thoreau ne composero uno a quattro mani, raccogliendo e condividendo poesie che entrambi ammiravano. Oscar Wilde vi scrisse i suoi famosissimi aforismi, mentre Lewis Carroll passò molto tempo ad abbozzarvi labirinti impegnativi.

Questo particolare tipo di diario non risparmiò nemmeno i non-letterati. Carlo Linneo riuscì a concepire il sistema tassonomico poichè ne prese nota nel suo zibaldone. Al giorno d’oggi, invece, è molto più raro trovare una persona che metta su carta i propri pensieri, anche se ne estistono nuove forme più tecnologiche, come Twitter, Pinterest o le note sul proprio smartphone. Infatti, molti studiosi affermano che “il muccho di cose” sia il precursore di internet per la sua natura ricca d’influenze, composta da frammenti e zigzagando tra generi. Non a caso, i browser hanno veri e propri segnalibri. Al giorno d’oggi, con milioni di fotografie e storie salvate sul web, è facile dimenticare che per ricordare le parti offline della nostra vita dobbiamo fare il cosiddetto “lavoro di gomito”, ovvero iniziare il nostro proprio zibaldone. Inoltre, contrariamente alla maggior parte dei moderni strumenti, non ha nulla a che vedere con la produttività. Aiuta piuttosto a riflettere su come si sta passando la propria vita, quali sono le azioni compiute e le azioni che si stanno compiendo in un determinanto periodo. Per chi si ritrova senza idee in testa, basterà seguire qualche piccolo suggerimento proposto da Erasmo da Rottardam nel suo De Copia, risalente al Cinquecento. Secondo lui, organizzarlo era importantissimo, mentre per Virginia Woolf la dedizione era il punto centrale. Infatti, molte pagine bianche del suo diario iniziano proprio a giugno. Allora, proveremo a fare del nostro meglio.

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